DI LUANA ROSSINI
Ho incontrato le sindacaliste delle segreterie regionali Liguria con sede Genova (stazione di Genova P. Principe): Andrei Laura (FILT_CGIL), Ferrara Cinzia (SLM_FAST), Piana Sandra (FIT_CISL) e Pini Serena (UILTRASPORTI) che ringrazio tantissimo per la disponibilità e per il pomeriggio passato a chiacchierare di ferrovia e di donne e, quindi, di lavoratrici. Ho posto le stesse domande a tutte e quattro:
- Che cosa ti ha spinto a fare attività sindacale?
- Cos’ha significato questa scelta per una donna e quale valore aggiunto ha apportato?
- Cosa significa, oggi, rappresentare le donne e quanto è importante la loro presenza nel sindacato
- Nel numero precedente abbiamo puibblicato le risposte di Cinzia e Serena, ecco qui quelle di Laura e Sandra.

Laura Andrei
LAURA ANDREI
Io mi sono iscritta alla Cgil appena assunta in ferrovia, nel 1997. La mia famiglia mi aveva insegnato che il Sindacato era una cosa seria e quindi era importante avere una tessera per dare forza a chi difende i lavoratori deboli di fronte ai soprusi dei datori di lavoro. Prima di allora avevo già incontrato il sindacato per una vertenza aperta dopo aver lavorato alle colombiadi nel 1992 con un contratto precario – che oggi sarebbe perfettamente legale – e vincemmo.
Con le elezioni delle RSU, nel 2001, mi hanno proposto di candidarmi per rappresentare quella parte di lavoratrici e lavoratori assunti da pochi anni al viaggiante. Mi è sembrata subito una proposta ragionevole perché erano evidenti le differenze tra le necessità espresse dai nuovi assunti rispetto a quelle di chi lavorava da più tempo. Soprattutto in tema di conciliazione vita-lavoro, c’era sicuramente bisogno di un punto di vista diverso. All’epoca non avevo ancora figli, ma quell’esperienza mi ha aiutato, negli anni successivi, a trovare gli strumenti per contrattare anche dal punto di vista di madre turnista, non più solo di giovane donna lavoratrice.
La necessità di impegnarsi per il miglioramento delle condizioni di lavoro di chi siamo chiamati a rappresentare è naturalmente rimasta. Forse è andato perso l’entusiasmo iniziale che ha lasciato posto alla consapevolezza della grande responsabilità che ricoprono i rappresentanti sindacali in una fase storica che non permette più la grande contrattazione acquisitiva degli anni ‘70 e ‘80, ma lascia in mano ai sindacalisti solo la contrattazione difensiva, difficile da comprendere, soprattutto dalle nuove generazioni che vivono una realtà di populismi di massa.
L’esperienza in settori fragili dal punto di vista delle tutele ha amplificato la sensibilità a stimolare la solidarietà fra lavoratori, che non è così diffusa nell’epoca dell’individualismo spinto in cui siamo costretti a vivere.
Anche la speranza di poter contribuire a un mondo migliore, purtroppo si è infranta contro gli anni della crisi economica, sociale e politica, e poi delle guerre alle porte di casa, e ha lasciato il posto alla presa di coscienza di doversi impegnare quasi esclusivamente per difendere i diritti acquisiti dai nostri genitori, prima ancora che a poterne ottenere di nuovi.
Le donne nel sindacato dimostrano di saper utilizzare strumenti diversi da quelli a cui gli uomini sono abituati a fare ricorso. Sicuramente laddove riusciamo ad acquisire autorevolezza attraverso studio ed esperienza, siamo in grado di costruire mediazioni e punti di sintesi senza necessariamente arrivare allo scontro e al conflitto a prescindere. Inoltre, in una società dove le famiglie da anni ormai sono abituate a vedere impiegati tutti gli adulti che le compongono perché le casalinghe appartengono solo al passato, una visione femminile è in grado di dare priorità ai temi della conciliazione più di quanto non si era abituati a fare fino a qualche anno fa.
Una donna nel sindacato incontra ancora molti pregiudizi, soprattutto in ambienti come quello dei trasporti, che è a schiacciante prevalenza di presenza maschile sui posti di lavoro (e anche le controparti aziendali molto raramente sono donne). Molto spesso anche all’interno delle stesse organizzazioni sindacali la presenza delle cosiddette quote di genere è vissuta, da parte dei colleghi uomini, come uno strumento vessatorio più che come un’opportunità. Anche i tempi del sindacato sono difficilmente conciliabili con le esigenze di una donna quando diventa madre o quando deve farsi carico dei bisogni di cura di familiari anziani: servono più servizi a sostegno delle famiglie che permettano alle donne di dedicarsi più serenamente alle attività lavorative, comprese quelle del sindacato. Credo che si tratti sempre di una questione culturale, quindi da affrontare come tale, a iniziare dagli asili e dalle scuole elementari. Il fatto che molti uomini, oggi, siano chiamati a farsi carico delle esigenze di cura familiari, ha contribuito a una maggiore comprensione e accettazione delle richieste che un tempo erano solo delle donne sindacaliste, sia ai tavoli di trattativa sia all’interno delle organizzazioni.
Personalmente ritengo che la mia principale risorsa sia stata l’educazione che ho ricevuto dalla mia famiglia e che naturalmente cerco di tramandare ai miei figli. Non posso dire di essere stata in grado di superare tutti gli ostacoli, ma sicuramente sono sicura di avercela messa tutta, e già questo è un grande risultato.

Sandra Piana
SANDRA PIANA
Mi sono iscritta alla CISL dal momento in cui sono entrata a far parte del Gruppo FS. Mi ha sempre affascinata il ruolo del sindacato, le tematiche del lavoro, come la precarietà, la sicurezza, la parità di genere e la conciliazione vita-lavoro. Il mio avvicinamento al Sindacato è nato da una profonda convinzione: quella che ogni lavoratore, ogni persona, merita di essere trattata con dignità e rispetto. Osservavo le dinamiche del mondo del lavoro, le ingiustizie, le disparità. Così, nel lontano anno 2000, ho varcato la soglia di questa Organizzazione Sindacale.
Il mio percorso non è stato privo di ostacoli e di problematiche. Fortunatamente l’organizzazione di cui faccio parte non è un ambiente dominato da dinamiche maschili, ma ha sempre lasciato spazio alle donne. Ogni sfida sulle problematiche lavorative mi ha reso più forte, più determinata. Ho imparato l’importanza dell’ascolto, della mediazione, della capacità di costruire ponti tra le persone.
Da semplice attivista, col tempo, sono arrivata a ricoprire il ruolo di Segretario Regionale alla Mobilità con delega alla Formazione. Ogni passo è stato un’opportunità per imparare, per crescere e per mettere a frutto le mie competenze a servizio dei lavoratori. Credo fermamente che la presenza femminile nel Sindacato porti un valore aggiunto imprescindibile. Le donne, con la loro sensibilità, la loro capacità di ascolto e la loro visione olistica, sono in grado di arricchire il dibattito, di portare nuove prospettive e di affrontare le sfide con una maggiore empatia. Credo che il Sindacato sia uno strumento fondamentale per costruire una società più giusta e solidale e sono orgogliosa di farne parte.
Desidero esprimere, infine, il mio plauso a Luana, Vicepresidente DLF e Capo Redattore di questa interessantissima rivista. W la CISL