In occasione della Festa della Mamma, l’8 maggio, abbiamo ricevuto tantissime poesie di colleghi ferrovieri che vogliono celebrare questa speciale data. Ecco una selezione dei pensieri che ci sono arrivati.
Di Patrizia Criniti
Solo ora comprendo, ora che ci sei tu.
La dolcezza che emani mi avvolge come una carezza di velluto che rende fluido, leggero e più forte il mio spirito.
Non c’è più caos nella mia mente… niente contrasti, né divergenze. Finalmente sento, e vedo, vedo la luce dopo il buio. Tu, sei il mare, il sole, il cielo, sei l’amore che accresce l’amore.
Prendersi cura è la verità, stringere sempre tra le braccia il tuo corpo alimenta il mio spirito, tenerti stretto stretto come un tesoro è la giustizia e non si deve mai abbassare la guardia.
Solo acquisendo fiducia si potrà realmente vivere al di sopra della cupa bolla che intorpidisce l’impulso, solo tenendo alta l’attenzione, senza distrarsi mai, si ha la possibilità di uscire dal male, creare coesione, esistere.
Questo è il segreto: questo è l’unico contratto.
Essere mamma è il contratto della vita nella vita, contro la morte nella vita. Mamma è nutrimento del corpo e dell’anima. La ragione della vita è l’amore!
Ogni cosa ed essere vivente vanno amati come la mamma di qualsiasi creatura ama il proprio nato.
La forza della vita è esserci. Perché una mamma c’è sempre e anche di più.
C’è una stella in più nel cielo stasera. La vedi?
Come puoi non vederla? È accecante come un faro nella notte che illumina il mare. Lei dà luce a chi la guarda, sembra un sole. È una luce fiera, piena di valori, forte, tanto che ti puoi aggrappare se stai cadendo giù, è raggiante, sempre allegra per tirarti su. Mi fa pensare ad un punto di riferimento per raccontarmi ricordi e passioni.
C’è, ti sento nel cuore, nel mare, nell’aria e ci sarà sempre: dal cielo a quaggiù.
Mi manchi…
mi manchi e sei nei fiori,
nei sorrisi, nelle voci, negli odori,
nel dolore, nell’amore e nell’onore
sei nell’aria che respiro,
in quel raggio dl tramonto,
in un gemito,
in un pianto,
in un canto,
sei nella stretta di una mano,
in un abbraccio, nel coraggio.
Mamma di maggio
che avvolge il mio solitario cuore
se cerco tra il mondo
la mia anima duole
manca il respiro poi al cielo rivolto
di Dio Immacolata ti vedo lassù
e in terra se Dio intendi cercare
le mani alla Mamma tu devi dare.
Che la primavera porti una ventata di aria fresca, capace di spazzare via ogni memoria da dimenticare, lasciando nell’aria intensi profumi di preziose gemme e la rinascita di pure creature che sappiano sorridere sempre, e amare.
IL DONO
(di Giovanni Miglietta – pensionato Capostazione Genova)
Con dolcezza,
nulla s’oppone a te,
maestosa custode della vita.
In silenzio,
trepidante
hai vissuto me.
Vedi per due volte
bacio le mie labbra
per dirti “mamma”.
Ancora mi manchi,
tenera carezza dell’esistere.
IL DONO
(anonimo – RFI)
Una mattina
Tra sangue e sudore
Gioia e dolore
Nacque mio figlio
Non ricordo se ho riso
O se ho pianto
Ma in un attimo ho capito
Il tuo amore
Ho capito il tuo dono,
Mamma