DI ANNA RITA CERTO E LUANA ROSSINI

Mentre va in stampa l’attuale numero del cartaceo Superba, ricorre il 14 agosto, data in cui sette anni fa il Ponte Morandi crollò: il nostro ricordo va alle 43 vittime, ai feriti e agli oltre 500 sfollati; il nostro grazie va ai soccorritori, ai vigili del fuoco e a tutti i volontari. Un grazie all’Associazione che ospitiamo nei locali del DLF e a tutti coloro che sono stati d’aiuto in occasione di questo terribile evento che ha avuto un grande impatto sulla nostra città ma, soprattutto, su un quartiere abitato da tanti ex ferrovieri.

Un quartiere abitato non solo da persone. Cani, gatti e conigli sfollati: l’esercito degli animali domestici salvati dai volontari.

Erano 96*, tra adulti e cuccioli, gli animali domestici messi in salvo dai volontari nella zona rossa di ponte Morandi dal 14 agosto a oggi. Di questi, 42 gatti delle colonie e 38 mici, 14 cani e 3 conigli. Il crollo del viadotto ha costretto i residenti della zona rossa ad abbandonare rapidamente la propria abitazione senza più poter far rientro. E a tanti è capitato di lasciare i propri animali dentro casa pensando, e sperando, di poter rientrare poco dopo a recuperarli. Tra chi si è speso maggiormente per far sì che le bestiole non venissero abbandonate al loro destino c’è Veronica Venezia, presidente dell’Organizzazione di Volontariato Amore Vero.

Il primo sostegno è stato rivolto ad Anna Crosa e alla sua colonia di “mici ferrovieri”, gli oltre 20 gatti che da sempre popolavano la zona rossa e che da quel momento non avevano più una casa. Quella fu solo la prima di tante disperate richieste d’aiuto: non solo per i gatti randagi che abitavano sotto il ponte e nelle zone limitrofe, tra cui i mici della colonia dell’isola ecologica Amiu di Genova, ma anche per i numerosissimi animali domestici degli sfollati che dovevano essere portati in salvo, aiutati e ricollocati. Sono tantissime le storie di residenti che dovevano recuperare i propri compagni animali rimasti imprigionati nelle abitazioni d’un tratto diventate inaccessibili. Tra questi, ad esempio, c’è la storia di Christian, un giovane che si è ritrovato improvvisamente sfollato, senza la possibilità di tornare a casa e costretto a lasciare da soli nello stabile i suoi due mici.

“Il lavoro per portare in salvo le colonie feline, fuori dalla zona di pericolo e di possibili nuovi crolli, è stato lungo, macchinoso e estremamente delicato – racconta Veronica Venezia -. Coadiuvati dai colleghi di Agriambiente abbiamo spostato lentamente i punti pappa, in cui i mici forastici erano soliti nutrirsi, sempre più verso l’esterno, ai confini della zona rossa, per poi catturarli, portarli in salvo, curarli e smistarli in luoghi accoglienti e sicuri. Anche cercare nuove sistemazioni e stalli per tutti questi animali, randagi e domestici, non è stato facile; oltre a numerosi privati che si sono offerti per stalli casalinghi, ad oggi le strutture che li ospitano dandogli una nuova casa e una nuova vita sono l’Oasi dei Mici Felici Onlus, il Canile del Monte Gazzo e l’Associazione I Gatti del Nettuno”.

Così, giusto per non dimenticare nessuno.

* Fonte Primocanale