DI MARCO GALAVERNA

 

Da qualche anno, il colloquio dell’esame di Stato conclusivo della scuola superiore di secondo grado, quello che fino a un recente passato si chiamava “di maturità”, inizia con la presentazione al candidato di un foglio, contenente un’immagine oppure uno schema, un testo, una formula, che serve da spunto per avviare la prova orale.

Una collega di Italiano e Storia mi presentò la fotografia qui acclusa, che doveva suggerire il tema dello sviluppo dell’industria a Genova e quindi, con ulteriori connessioni, argomenti quali le trasformazioni sociali, il mondo operaio, i diritti dei lavoratori.

L’immagine riprende un soggetto ferroviario ed è perciò di nostro interesse. Autore e provenienza della fotografia ci sono sconosciuti; essa potrebbe appartenere alla Fondazione Ansaldo, vista l’ambientazione genovese, o all’Archivio di Stato o alle FS ma per il momento non si sa; speriamo, pubblicandola nella nostra rubrica, di non ledere alcun diritto.

Mi è stato segnalato che, su internet, la foto è associata a Sampierdarena ma il confronto con altre immagini non è risolutivo per individuare il sito e gli edifici che vi compaiono non corrispondono ad altri oggi riconoscibili. Di certo osserviamo un ponte metallico a doppio binario, del tipo a via superiore, con un’elettrificazione trifase e un treno avente la locomotiva a vapore 471.019 in testa, seguita da una locomotiva elettrica E.551 con gli archetti in presa. La presenza del fascio littorio applicato sul frontale della locomotiva colloca temporalmente lo scatto nel ventennio fascista. Se l’ambientazione è il Ponente genovese, sappiamo che la linea da Sampierdarena a Voltri fu elettrificata nel 1916 e raddoppiata nel 1930 fino a Pegli e nel ’35 da Pegli a Voltri.

La vistosa presenza di uomini in piedi o seduti su una ringhiera del ponte, in condizioni tali da far impallidire al giorno d’oggi qualunque responsabile della sicurezza, e che assistono al passaggio del convoglio, induce a ritenere che la foto riprenda un momento particolare: potrebbe trattarsi di un collaudo o un’inaugurazione, probabilmente del raddoppio del binario o il varo di una nuova travata. Questo spiegherebbe anche la curiosa trazione mista, a vapore ed elettrica, giustificata dall’eventuale necessità di verificare la captazione dai fili di contatto con una locomotiva di riserva, utile in caso di problemi sulla conduttura trifase.

Le 471 derivano da una modifica, consistente principalmente nel surriscaldatore di vapore, applicata ad altrettante locomotive del Gruppo 470, consegnate alle FS dal 1907. La bibliografia su queste macchine è ampia ma desidero segnalare il contributo più recente, l’articolo [1].

Quello di Genova fu forse il primo importante nodo ferroviario italiano a essere quasi completamente elettrificato ma le locomotive a vapore non vi scomparvero del tutto, rimanendo necessarie per i raccordi industriali e portuali nonché per la breve linea Bolzaneto – Campi, sulla quale torneremo in una prossima pagina, linea che restò a trazione termica fino alla dismissione. Inoltre, le 470, poderose macchine a cinque assi accoppiati, fanno parte della storia ferroviaria di Genova perché le prime unità esordirono proprio sulla linea dei Giovi, dove furono presto sostituite, almeno sulla sezione di valico, dalle leggendarie E.550 dopo l’elettrificazione della tratta Pontedecimo – Busalla compiuta nel 1910. Giustamente famosa è la fotografia, più volte pubblicata, ad esempio nel libro [2], che vede fianco a fianco la grande 470 e la piccola E.550, che con i suoi due motori elettrici asincroni trifasi sviluppava una potenza all’incirca doppia di quella della vaporiera, più anziana soltanto di un anno: un simbolo della seconda rivoluzione industriale, il passaggio dal carbone all’elettricità.

Intorno alle E.551, che sono un’evoluzione delle E.550 e hanno percorso per 45 anni le linee ferroviarie della Liguria e del vicino Piemonte, segnalo l’articolo [3].  

 

[1] N. Baldi, “Le 470, macchine da montagna”, Rivista i Treni, n. 489, marzo 2025

[2] D. Salomone, “La trazione elettrica trifase”, ed. GRAF, 1976

[3] M. Mingari, “Arrivano le E.551”, Rivista i Treni, n. 452, novembre 2021