DI MARCO GALAVERNA

 

Il libro di Martinez [1], pubblicato nel 1894, è forse il più antico testo in lingua italiana dedicato alla trazione elettrica; lo si può trovare alla Biblioteca Berio di Genova. È stato scritto ancor prima della nascita della vera e propria trazione elettrica ferroviaria. In effetti, l’applicazione dell’elettricità ai veicoli ha riguardato prima le automobili e i tram e soltanto qualche anno dopo i treni.

Attualmente, l’espressione “trazione elettrica” è utilizzata soprattutto, seppur non esclusivamente, per i trasporti su rotaia mentre per quelli stradali e marittimi si preferisce l’espressione “propulsione elettrica” ma alla fine dell’Ottocento questa distinzione non si era ancora affermata.

Dove è nata la trazione elettrica ferroviaria? Non è semplice fornire una risposta univoca perché essa dipende dalla definizione che si vuol dare di servizio ferroviario.

Sui libri di storia si legge che nel 1879, all’Esposizione Universale di Berlino, fu installata una ferrovia elettrica dimostrativa, per il trasporto dei visitatori, la quale fu verosimilmente smontata al termine della manifestazione. L’alimentazione elettrica avveniva tramite una terza rotaia e una copia della piccola locomotiva, costruita da Siemens – Halske, è conservata in un locale museo.

Dopo il 1880 comparvero i primi tram elettrici in diverse nazioni: la tecnologia però non era ancora matura per realizzare una vera elettrificazione ferroviaria. Per le tranvie, l’energia era prodotta e utilizzata in forma di corrente continua. La prima generatrice rotante di corrente continua fu ideata (1861) dal pisano Antonio Pacinotti e da subito si osservò che la stessa macchina poteva funzionare da generatore, la famosa “dinamo”, e da motore. Fu tuttavia il belga Gramme, negli anni 1869 – 1871, a rendere la generatrice efficiente e adatta agli usi industriali, realizzando il rotore a forma, anziché di anello, di tamburo, come si usa ancora oggi. Sebbene essa derivi evidentemente dal greco “dýnamis” ( = forza), la parola “dynamo”, col significato attuale, si trova per la prima volta in lingua tedesca.

Negli stessi anni venivano prodotti i primi accumulatori ricaricabili, che rappresentavano un’alternativa alla trasmissione di corrente mediante conduttori aerei o terza rotaia, tecnica che andava appunto affermandosi nelle prime tranvie. Le batterie di accumulatori erano ricaricate in apposite officine, tramite dinamo azionate da macchine a vapore fisse.

I prototipi di veicoli mossi dall’elettricità costruiti nei decenni precedenti, pure documentati da storici libri come il Verole [2], non potevano avere un utilizzo pratico, perché prima delle invenzioni della dinamo e degli accumulatori al piombo (Gaston Planté, 1860), le uniche sorgenti disponibili di elettricità erano le pile derivate da quella celebre di Alessandro Volta (1799), non ricaricabili e con autonomia assai ridotta.

L’estensione della trazione elettrica alle ferrovie convenzionali non fu immediata: a fine Ottocento esistevano, in Europa e negli Stati Uniti, locomotive a vapore in grado di superare la velocità di 100 km/h e sviluppare una potenza di 500 – 800 kW, valori difficili da eguagliare con le tecnologie elettriche dell’epoca. Per confronto, ai tram di allora bastava una potenza di qualche decina di kW.

Più fonti citano quella del passante ferroviario di Baltimora (Maryland, Usa) come la prima vera elettrificazione ferroviaria, realizzata nel 1895 in corrente continua e filo aereo; della locomotiva, a cassa articolata su due carrelli a due assi, esistono fotografie: essa ispirò il disegno della prima locomotiva elettrica italiana, la E.430.001 del 1901, conservata nel Museo Leonardo da Vinci, qui riprodotta nell’immagine di Luca Capozzi.

Successive sono le elettrificazioni delle ferrovie svizzere del Gornergrat, della Jungfrau e dell’Engelberg, tutte del 1898 e in corrente alternata trifase. Del 1899 sono le elettrificazioni della Burgdorf – Thun – Bahn (Svizzera, sistema trifase) e quella in corrente continua della linea Parigi – Juvisy. Al 1899 risale anche l’esperimento, senza seguito, delle prime elettromotrici ad accumulatori italiane mentre le prime elettrificazioni ferroviarie del nostro Paese risalgono al 1901: in corrente continua e terza rotaia sulla Milano – Varese e col sistema trifase sulle linee valtellinesi.

Quindi non è corretto affermare, come da qualche parte si è letto o sentito, che la trazione elettrica ferroviaria sia nata in Italia; è però probabile che, all’epoca, l’insieme delle linee Lecco – Sondrio e Colico – Chiavenna abbia costituito il più esteso complesso di binari ferroviari elettrificati al mondo.

 

[1] G. Martinez, “La trazione elettrica”, Hoepli, 1894

[2] P. Verole, “La grande trazione elettrica”, Hoepli, 1926