DI MARCO GALAVERNA
Posta alla confluenza dei torrenti Stura ed Orba, quest’ultimo tributario del fiume Bormida, la città di Ovada conta circa 10.000 abitanti ma, per le attività produttive e commerciali che vi hanno sede nonché per l’offerta di servizi che vanno dalle scuole superiori agli impianti sportivi, rappresenta il centro di riferimento per un comprensorio che si estende, a occidente, oltre Molare fin quasi ad Acqui e ad est almeno fino a Castelletto d’Orba mentre a settentrione confina con la zona che, dopo Predosa, gravita piuttosto su Novi Ligure: un territorio di quasi 30.000 abitanti.
Ovada appartiene alla provincia di Alessandria ma è circa equidistante da quest’ultima e da Genova. Alessandria è una città di 90.000 abitanti, importante polo agricolo, logistico e industriale, storico nodo ferroviario, e offre ogni tipo di servizio pubblico; la sua università ospita otto corsi di laurea triennale e sette di magistrale.
Tuttavia, per alcuni aspetti e varie ragioni storiche, Ovada conserva un legame con Genova – e soprattutto col Ponente genovese, origine della strada del Turchino – non meno forte di quello col suo capoluogo di provincia; al pendolarismo per motivi di studio e lavoro si aggiungono gli spostamenti nel tempo libero, legati alle seconde case e agli eventi di rilevanza turistica.
La stazione ferroviaria di Ovada ha quindi un bacino potenziale d’utenza significativo e la relazione con Genova, per i viaggiatori, è sempre stata prevalente rispetto a quelle per Acqui e per Alessandria.
Secondo i progettisti, la linea Genova – Ovada – Acqui – Asti, completata nel 1894, avrebbe rappresentato un “terzo valico” ferroviario, dopo la prima linea dei Giovi e la “Succursale” aperta nel 1889, per i traffici portuali del capoluogo ligure. Ma la nostra linea, penalizzata dai saliscendi del tortuoso tracciato a binario unico, e dall’escludere l’importante stazione di smistamento di Alessandria, stentò ad affermarsi in tal ruolo.
Nel decennio 1870 – 1880, il progetto di una linea Genova – Ovada – Alessandria era stato avanzato come alternativa a un secondo valico dei Giovi, ma di fatto la “Succursale” fu inaugurata prima della linea di Ovada e quest’ultima rimase relegata a un ruolo tutto sommato secondario.
Le cose parvero mutare dopo il 1890, allorché fu proposta la costruzione di una linea Ovada – Alessandria, di agevole esecuzione su terreni pianeggianti, sia per aggiungere un terzo tracciato fra Genova e la Pianura Padana, oltre ai due valichi dei Giovi, sia per favorire i collegamenti locali. Riguardo a questi si pose la scelta fra un tracciato lungo la sponda sinistra dell’Orba e un tracciato lungo la sponda destra; fu decisa la prima e l’altra restò servita dalla tranvia a vapore Ovada – Novi, esistente dal 1881.

La Ovada – Alessandria fu conclusa nel 1907, elettrificata nel ’29 e di lì a poco completata con la bretella che consente ai treni merci il transito fra Genova e Ovada Nord senza la retrocessione nella stazione centrale di Ovada.
Nonostante le buone intenzioni, il collegamento via Ovada restò sempre complementare rispetto alla direttrice dei Giovi. In particolare, il servizio viaggiatori Ovada – Alessandria era limitato a poche coppie di treni al giorno, dagli anni Settanta svolte con materiale leggero, le ALe 801 di Genova o le ALe 883 e le E.623 provenienti addirittura dal lontano Deposito di Milano San Rocco.
Poi, nel 2012, la Regione Piemonte, guidata dal leghista Roberto Cota, decise di sospendervi il servizio viaggiatori. Attualmente l’azienda Bus Company offre 16 coppie feriali di autocorse fra Ovada e Alessandria, un servizio migliore di quello ferroviario di un tempo, in termini di frequenze, ma il tempo di viaggio delle corriere è più lungo di quello del treno, 50 minuti contro 37 – 39.
Nel 2025, un sondaggio – petizione lanciato da un comitato di pendolari raccolse 1000 firme (dal Secolo XIX del 15 agosto ’25) a favore del ripristino del servizio viaggiatori sulla ferrovia Ovada – Alessandria. Da una successiva riunione dei sindaci dei Comuni attraversati, lo scorso 21 ottobre, è emersa la volontà generale a favore del ritorno del treno ma la Regione Piemonte oppone il problema dei costi eccessivi. Questa argomentazione è in parte discutibile, perché la linea ferroviaria è mantenuta in efficienza in quanto utilizzata giornalmente dai treni merci.
Probabilmente l’ingresso di un operatore privato, diverso da Trenitalia, potrebbe costituire una soluzione, com’è avvenuto l’anno scorso per la linea Cuneo – Saluzzo – Savigliano, riaperta grazie all’intervento dell’azienda Arenaways.
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio Angelo Malaspina, autore della fotografia che riprende il primo binario tronco di Ovada, da cui partivano i treni viaggiatori per Alessandria, e la prof. Simonetta Alai, autrice dell’immagine di Ovada Nord.