DI MARCO GALAVERNA
Un centenario che finora sembra rimasto un po’ in sordina è quello della creazione della “Grande Genova”. Si può non condividere l’ideologia che portò a quell’evento ma, di fatto, ne è ancora condizionata, negli aspetti positivi e in quelli negativi, la vita della nostra città.
Il Regio Decreto n. 74 del 14 gennaio 1926 stabilì l’annessione a Genova di diciannove comuni: tutti quelli del Ponente fino a Voltri compreso, quelli della Val Polcevera e altri del Levante e della Val Bisagno, che erano rimasti esclusi dalla precedente annessione, quella del 1874, che aveva interessato, oltre a Staglieno, i comuni oltre Bisagno più vicini alla città. L’aggregazione del 1926 ebbe un impatto maggiore rispetto a quella del 1874, prima della quale il Comune di Genova si estendeva soltanto fra Brignole e Principe. Allorché il Decreto del ’26 divenne operativo, la popolazione della “Grande Genova” aumentò da 335000 a 580000 abitanti, più o meno com’è oggi.
È interessante notare che alcuni piani per la destinazione delle aree e progetti di infrastrutture di trasporto furono sviluppati con una visione d’insieme che precedette l’aggregazione dei vari comuni. Già a fine Ottocento si erano delineate la vocazione industriale del Ponente e la vocazione residenziale del Levante; di fronte alla crescita dei commerci, fu proposta la realizzazione di un complesso portuale da Sampierdarena a Voltri con una sola interruzione a Pegli, di cui interessava preservare la valenza turistica.
Con un salto temporale di un secolo, arriviamo al 1997, allorché, dopo dieci anni di lavori, viene aperta la bretella ferroviaria che connette il nuovo Voltri Terminal Europa – VTE, interessato da un traffico di contenitori in vivace espansione, alla linea Genova – Ovada nei pressi della stazione di Borzoli. Si apre, con quest’opera, un itinerario alternativo alle linee ferroviarie dei Giovi per i treni merci che collegano lo scalo marittimo genovese con la Pianura Padana e i valichi alpini.
Dopodiché, il 6 ottobre 2025 si inaugura il collegamento in galleria fra il raccordo Voltri – Borzoli e la linea Succursale dei Giovi in direzione di Sampierdarena, essenzialmente per offrire ai treni provenienti da Savona e diretti a Genova – e ovviamente a quelli in senso contrario – un itinerario alternativo a quello costiero, evitando così le interferenze con altri convogli a Sestri Ponente.
Una figura riportata nel libro [1] mostra che questi recenti collegamenti ferroviari erano stati pensati, sia pure con altre finalità e diversità di tracciato, cent’anni fa. La figura deriva da uno studio pubblicato nel 1919 dall’allora sindaco di Sestri Ponente, Carlo Canepa, “Dal Polcevera al Varenna, la nuova città industriale”, conservato nell’Archivio Storico Ansaldo. Nel riprodurla, io ho evidenziato in colore rosso i collegamenti proposti.
All’ingegner Cappello, Capo Servizio Principale delle Ferrovie dello Stato, erano stati presentati dall’ing. G. B. Antonelli e da Coen – Cagli (Ansaldo) progetti per una nuova linea ferroviaria destinata a collegare i bacini portuali di futura realizzazione alla rete esistente. Si trattava, come si desume dall’immagine, di due gallerie sotto gli Erzelli, che sembrano collegarsi alla linea dei Giovi, una in direzione di Genova poco sopra Sampierdarena e una verso nord, all’altezza del Quadrivio Torbella. I progetti non ebbero seguito.
Tuttavia, il disegno, grosso modo, anticipava quello attualmente realizzato seppure a una quota inferiore. Purtroppo, nel libro citato, la qualità della riproduzione rende difficile la lettura dei dettagli. L’indicazione delle linee ferroviarie è più o meno corretta e coerente con l’epoca ma mancano la Bolzaneto – Campi che, aperta nel 1914, al tempo di quel progetto esisteva già, e la distinzione fra la via Sussidiaria e la via Bastioni: in quale delle due si sarebbero innestati i nuovi binari non è chiaro; forse la via Bastioni, ma tutto il disegno è approssimativo, soprattutto nella resa dell’abitato, che non corrisponde alla situazione del 1919 e pare piuttosto ricavato da carte precedenti.
[1] P. Cevini, B. Torre, “Architettura e industria: il caso Ansaldo”, Sagep, 1994, pag. 155