di Mauro Sicco

Vento, vento, vento dopo l’allerta gialla e la pioggia, la giornata è splendente ma piena di vento. Il bus ci scarica vicino la stazione di Borzoli, siamo in quattro decisi a percorrere le creste dei monti di Bigiæ, la catena montuosa che separa Rivarolo da Sestri Ponente. Lasciata la chiesa di Borzoli saliamo per via Rivassa, terminate le case e superato un rivo il percorso diventa una selciata composta da larghe pietre piatte, secondo alcuni potrebbe essere un tratto ancora presente dell’antica strada romana (forse la via Postumia?). Passate la case di Priano Superiore, dove sembra che poco sotto anticamente vi fosse un golfo, più in alto lasciamo il sentiero per l’Abbazia di Cassinelle purtroppo ormai irraggiungibile per inerpicarci lungo la dorsale.

Raffiche continue ci investono lungo la salita, ma dietro le nostre spalle il panorama della costa scintilla al sole. Raggiunto il Bric dei Corvi, punto panoramico che copre un ampio tratto delle riviere da Punta Mesco a Capo Mele, sfortunatamente la vista della Corsica ci è negata dalle nubi sul mare.

Proseguendo lungo il crinale si attraversano i ruderi di una postazione contraerea dell’ultimo conflitto dove un gruppo di giovanotti, ma neanche tanto, bardati come marines giocano alla guerra sparandosi pallini di plastica.

Oltrepassato il campo di battaglia dichiarando la nostra neutralità, scendiamo a lato della strada per Scarpino per risalire ad una cappelletta con una piccola area pic-nic, ampia vista sulla val Polcevera, protetta dai sovrastanti Forti, che risale dal mare al Santuario della Guardia. Raggiunta la vetta del Bric Teiolo punto più alto del percorso odierno, si ridiscende dalla parte opposta, attraversata la strada continuiamo in piano lungo il ripido versante polceverasco, per raggiungere all’Asósto di Bigiæ. Antico riparo in pietra a forma di trullo utilizzato dai contadini che salivano dalla valle a fare la fienagione, viandanti o pellegrini per rifugiarsi in caso d’improvvise intemperie, ripristinato dai soci del CAI di Bolzaneto. Ci concediamo una pausa ristoratrice, crogiolandosi sotto il sole al riparo dall’incessante vento con lo sguardo che abbraccia il territorio fino al mare. Firmato il libro di vetta inizia la discesa lungo un bel sentiero, anch’esso rimesso in sesto dal CAI, ombreggiato da alberi di leccio, castagno e roverelle, raggiunto l’asfalto si prosegue lungo la costiera di Murta tra le case affacciate sulla valle. Passata la chiesa e la piazza dove si svolge la famosa sagra della Zucca, si scende per creuze transitando vicino alla monumentale villa Clorinda, quartier generale asburgico durante l’invasione di Genova nel Settecento fermata dalla rivolta di Balilla. Scesi a Trasta finisce questa giornata piena sì di vento, sole e bei panorami, ma che ha anche permesso di scoprire come luoghi che vediamo quasi tutti i giorni, abbiano un passato da raccontare spesso sconosciuto alla nostra fretta quotidiana e che solo muovendosi lentamente si può apprezzare.