I treni sono da sempre, nel nostro immaginario, simbolo di movimento, incontro tra sconosciuti, cambiamento. Ma anche emancipazione, sogni e voglia di cambiare il mondo, come abbiamo visto in uno degli articoli pubblicati recentemente su Superba con la storia di Rosetta Tharpe, “regina” del rock vissuta nella prima metà del ’900 negli Stati Uniti, raccontata dal presidente nazionale del DLF, Pino Tuscano, insieme a Stefano Maggi e Fabrizio Barabesi nel libro “Il treno alle porte del paradiso”.
Negli ultimi anni ho avuto modo di salire su diversi treni in due Paesi, Giappone e Regno Unito, molto diversi tra loro, notando che la cultura e la geografia plasmano il tipo di storie che si raccontano a bordo, tra libri e film. Ne sa qualcosa la nostra Elisabetta Spitaleri, che da anni ormai cura la fortunatissima rubrica “Ciak… in carrozza”, sempre su questo giornale.
In questo articolo diviso in due puntate (a meno che qualche lettore non voglia portarci la storia dei suoi treni fantastici) partiamo da Londra, con un breve viaggio nell’immaginario che ruota intorno ai treni attraverso le fotografie che ho scattato: impossibile non menzionare King’s Cross, ormai diventata una delle stazioni ferroviarie più famose del mondo grazie al binario 9 e ¾, da cui partono Harry Potter e i suoi compagni di scuola alla volta dell’accademia di magia e stregoneria di Hogwarts. Per gli affezionati, non può mancare un angolo dedicato al celebre maghetto, con un negozio a tema e il “portale” verso il mondo dei maghi da cui è possibile scattare una foto ricordo. Ma attenzione: le code superano spesso l’ora di attesa! Praticamente attaccato a King’s Cross c’è St. Pancras, terminal dei treni per Parigi e Bruxelles che attraversano la Manica. Grazie al suo elegante aspetto gotico ottocentesco, questa stazione è stata spesso utilizzata come scenografia: nel film “Harry Potter e la Camera dei Segreti”, Harry e Ron, dopo aver perso l’Hogwarts Express, partono per la scuola a bordo di una Ford Anglia volante, ma quella che si vede sullo sfondo non è King’s Cross, bensì proprio St. Pancras. E sempre lo stesso edificio, sede anche dell’hotel The St. Pancras London, è stato utilizzato per le riprese di “Batman Begins”: guardate la scena in cui il supereroe si cala dallo scalone dell’Arkham Asylum e scoprirete che sono in realtà gli interni del lussuoso albergo.
Ma le stazioni di Londra raccontano anche tante altre storie, come Paddington: il nome vi dice qualcosa? È lo stesso nome del tenero orsacchiotto protagonista di libri per bambini, giocattoli e – negli ultimi anni – film. Il “papà” del personaggio, Michael Bond, prese spunto da un solitario orsacchiotto di pezza che notò sugli scaffali di un negozio di Londra, proprio vicino alla stazione di Paddington nel periodo di Natale del 1956, mentre comprava un regalo per sua moglie. L’orso ispirò Bond a scrivere una storia e, in capo a dieci giorni, completò il primo libro. Nella prima storia, Paddington viene trovato nell’omonima stazione dalla famiglia Brown, seduto sulla sua valigia e con una nota attaccata al vestito che recitava: “Per favore prendetevi cura di quest’orso. Grazie”.

Tra le tante altre storie da raccontare sulle stazioni londinesi, ecco per ora l’ultima: gli amanti della letteratura inglese conosceranno Oscar Wilde e una delle sue commedie teatrali più famose, “L’importanza di chiamarsi Ernesto”. Il titolo originale in realtà è un gioco di parole difficilmente traducibile, per cui in italiano, nel corso del tempo, sono state provate diverse soluzioni: “L’importanza di essere Franco”, “L’importanza di essere Onesto” e così via. Questo perché l’originale si intitola “The Importance of Being Earnest” ed earnest vuol dire serio, affidabile, onesto, ma in inglese questo aggettivo si pronuncia anche come il nome proprio Ernest.
Ed è proprio intorno a due Ernest che ruota la trama, anche se alla fine si scoprirà che nessuno dei due si chiama veramente così, dunque entrambi sono stati decisamente poco “earnest”. Un gioco di equivoci spassoso e brillante, come solo le commedie di Oscar Wilde sanno essere. Ma cosa c’entrano i treni? Uno dei protagonisti, Jack Worthing, in uno dei dialoghi più esilaranti, mentre cerca di fare bella figura con la ricca madre della sua amata, è costretto ad ammettere le sue origini: in realtà è un orfano, trovato in una capiente borsa di cuoio dimenticata nel guardaroba di Victoria Station, Brighton Line. Ovviamente non mancheranno i colpi di scena per cui, prima della fine della commedia, Victoria Station – e i testimoni del ritrovamento di Jack – torneranno a capovolgere nuovamente tutto.

Questi sono solo alcuni spunti delle innumerevoli storie che popolano le stazioni di Londra: nel prossimo numero torneremo ad analizzare fatti fantastici e reali, questa volta a bordo dei treni del Giappone.

Testo e foto di Valentina Bocchino



