Testo di Alessandro Cabella – Foto di Valentina Bocchino
Sono stato all’Expo in treno, soltanto dodici minuti da Milano Centrale a Rho Fiera (nei pressi del reticolo autostradale della tangenziale): stazione nuovissima, grande, molto controllata dalle forze dell’ordine, mezzi frequenti in tutte le direzioni.
All’Expo, superato l’ingresso, si entra in una città colorata e vivace; ricordo le parole della nostra giornalista Valentina che l’ha visitata alcune settimane prima: «Sembra di essere a Disneyland». Ho subito pensato che avesse ragione, e tutto subito non mi ha fatto una bella impressione. Il tempo a mia disposizione andava dalle 9,30 alle 17 circa; sette ore con pausa pranzo ed alcuni momenti di sosta per far riposare le mie povere gambe.
Non ho potuto vedere i padiglioni più interessanti per i quali occorrevano parecchie ore di coda (Emirati Arabi, Cina, Giappone ed altri). Penso che ritornerò con obiettivi più precisi.
Ho visto esposizioni di paesi piccoli ma di un certo interesse: il Gambia, la Tanzania, il Ruanda; ho visto i paesi asiatici come l’Iran, Cambogia, Yemen; ho visitato i padiglioni delle Americhe: il Cile, Cuba, Repubblica Domenicana e Guatemala; poi sono tornato nella nostra Europa. Ho visitato i padiglioni dell’Austria, che presentava le sue foreste, la giovane Slovenia, l’Ungheria, la Spagna e la Polonia alla quale si accede attraverso un grande giardino pensile di cespugli ed erbe aromatiche.
Infine ho visitato quello della Svizzera, dove ho capito, al di là degli slogan e delle belle parole quali “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, quanto sia difficile l’equilibrio fra risorse disponibili ed una equa distribuzione delle stesse.
Nell’edificio ci sono quattro locali: uno con scatole di sale, uno con caffè, uno con scatole di mele e nell’ultimo bottigliette di acqua. I visitatori entrano a gruppi e numero limitato, possono servirsi liberamente come e quanto vogliono, ma dalla scelta egoistica o altruistica dipende la possibilità di servirsi di chi verrà dopo. Il programma prevedeva il rifornimento completo ogni 45 giorni e quantitativamente sufficiente per tutti.
Quando sono entrato, amara sorpresa, erano finite le mele e l’acqua: chi è arrivato prima di me non ha pensato che le risorse devono essere condivise ed assegnate equamente.
È stato un importante insegnamento.