DI ELISABETTA SPITALERI
Il titolo del film, in italiano “codice sorgente”, indica un dispositivo sperimentale che consente di far rivivere più volte gli ultimi 8 minuti di un’altra persona. Non è esattamente un viaggio nel tempo ma una “riassegnazione del tempo”, in una linea temporale alternativa che consentirebbe di modificare il futuro.
Colter Stevens (Jake Gyllenhaal) è un capitano e pilota di elicotteri dell’aeronautica statunitense coinvolto in questa vicenda straordinaria e fantascientifica. Stevens, utilizzando le sembianze dell’insegnante Sean Fentress, deve scoprire l’identità dell’attentatore che nel mondo reale ha fatto esplodere il treno diretto a Chicago provocando la morte di tutti i passeggeri. Questo attentato però potrebbe essere quasi certamente l’avvertimento per un altro attentato molto più grave: un ordigno nucleare nel centro di Chicago il cui effetto sarebbe la morte di almeno 2 milioni di persone.
Il film è un continuo salto temporale fra la realtà e quanto già accaduto che non si può più cambiare e quella virtuale con la possibilità di cambiare il destino delle persone coinvolte. Ecco i continui salti fisici temporali dalla cabina del treno in cui si trova Stevens cui tocca rivivere quei fatidici 8 minuti, ripetitivi ma ogni volta con dettagli, interazioni e indizi che lo porteranno ad individuare il terrorista.
All’inizio del film Stevens non si riconosce nella nuova identità, non comprende quello che gli sta succedendo, di che natura sono i suoi rapporti con Christina (Michelle Monaghan), sua compagna di viaggio, e cosa deve fare esattamente. Allo scadere degli 8 minuti ogni volta si ritrova in una claustrofobica cabina da cui si rapporta con il Capitano Goodwin (Vera Farmiga) che gli spiega lo scopo della sua missione.
Il tempo è la variabile, lo spazio è individuato in un non-luogo, il treno, dove si svolge l’azione, tutti espedienti narrativi che rendono il film molto avvincente mischiando genere thriller (il terrorista, il conto alla rovescia), fantascienza e fisica quantistica, universi paralleli.
Lo stesso Stevens è una non-persona perché, si scoprirà, è già effettivamente deceduto in Afghanistan e i resti del suo corpo si trovano in un impianto militare e la sua mente è attiva tramite il collegamento con un sistema informatico che controlla questo rivoluzionario esperimento detto appunto “Source Code”.
Il finale, che non sveliamo, offre un perfetto esempio di come la realtà virtuale possa essere di conforto a chi spera e combatte per un mondo migliore anche se illusorio.
Il regista Duncan Jones (Zowie Bowie o Joey Bowie) è il figlio di David Bowie. Ha esordito nel 2009 con “Moon”, altro film di fantascienza. Unico protagonista è Sam Bell (Sam Rockwell). Anche qui si mischiano realtà parallele, cloni, paradossi spazio temporali, ignoti labirinti della mente e obsolescenza programmata,
ingredienti perfetti per chi ama il genere fantascientifico. Da non perdere.