DI MARCO GALAVERNA
Com’è consuetudine della nostra rubrica, dedichiamo una pagina alle ferrovie inaugurate proprio cent’anni fa. Questa volta si prospetta una situazione forse più unica che rara: a parte raccordi in nodi già esistenti, nessuna delle linee ferroviarie aperte nel 1926 funziona ancora: una falcidia totale, che non ha interessato la rete FS trattandosi di linee, come si diceva, “in concessione”.
A scartamento ordinario furono aperte le tratte Soresina – Cremona (24 km), Malnate – Valmorea (7 km) e S. Giovanni Bianco – Piazza Brembana (10 km). La prima fu gestita dalla SNFT (Società Nazionale Ferrovie e Tramvie) e costituiva una specie di doppione della tratta FS tra Soresina e Cremona, facente parte, come oggi, della Treviglio – Cremona; serviva però altre località, su un percorso diverso da quello FS, e fu chiusa nel 1956.
La seconda si svolgeva all’interno della provincia di Varese ed era stata prolungata fino al confine svizzero; la tratta transfrontaliera ebbe vita brevissima mentre la sezione fino a Valmorea fu chiusa nel 1977. Negli ultimi decenni più volte se ne tentò la riapertura, anche parziale, per treni turistici, con qualche temporaneo successo ma oggi il binario, ancora esistente, è abbandonato.
La terza era la tratta terminale della ferrovia Bergamo – Piazza Brembana (40 km), l’unica delle linee fin qui ricordate a essere stata elettrificata. Essa serviva le famose terme di S. Pellegrino ed era a suo tempo interessata da un traffico significativo; tuttavia fu chiusa nel 1966. La sede del tratto iniziale, da Bergamo a Villa d’Almè (circa 12 km), è attualmente oggetto di lavori, finalizzati alla realizzazione di una tranvia extraurbana al posto della vecchia ferrovia.
Con lo scartamento metrico, poco diffuso in Italia, fu invece costruita la breve ferrovia Intra – Premeno (13 km) con finalità, almeno in origine, soprattutto turistiche. Siamo sul Lago Maggiore, in provincia di Verbania, fra paesaggi naturali mozzafiato e alberghi di gran lusso. La ferrovia era elettrificata ma non riuscì a reggere la concorrenza dell’autotrasporto e fu chiusa nel 1960.
Delle sfortunate linee aperte cent’anni fa, la parte preponderante spetta allo scartamento ridotto di 950 mm, tanto presente nel nostro Paese da essere noto anche come “scartamento ridotto italiano”. Le ricordiamo di seguito.
La Pracchia – Mammiano (17 km) collegava la stazione di Pracchia, posta sulla Bologna – Firenze via Porretta, all’epoca asse fondamentale della rete nazionale giacché non era ancora stata aperta la “Direttissima”, con l’Appennino pistoiese, agevolando il turismo e il raggiungimento delle cime dell’Abetone, uno dei più importanti siti di sport invernali dell’Italia centrale; era elettrificata e svolgeva peraltro anche traffico merci ma fu chiusa nel 1965.
Legata alle miniere di carbone, fu invece la rete delle Ferrovie Meridionali Sarde (FMS), completata appunto nel 1926 e formata dalle due linee Siliqua – S. Giovanni Suergiu (indicato anche come Palmas Suergiu) – Calasetta (80 km) e S. Giovanni Suergiu – Carbonia – Iglesias (34 km), che avevano punti di contatto con la rete FS a Siliqua, Carbonia e Iglesias. Le linee FS che collegano queste ultime località con Cagliari esistono ancora, sebbene il servizio viaggiatori sia al momento, per motivi imprecisati, sospeso. Di contro, la cessazione dell’attività estrattiva condannò le FMS alla chiusura, avviata per tratte e ultimata nel 1974; ne seguirono l’abbandono degli impianti e la parziale alienazione dei rotabili. Poche informazioni si trovano su questa rete; va segnalato l’articolo [1].
Abbiamo lasciato per ultima la ferrovia Spoleto – Norcia (51 km), aperta anch’essa nel ’26, con la trazione elettrica e lo scartamento di 950 mm, perché ha un particolare legame con la Superba. Dopo la chiusura di questa ferrovia, avvenuta nel 1968, caratterizzata da notevoli opere d’arte, tanto da essere denominata “il piccolo Gottardo”, le quattro elettromotrici A4 – A5 – A6 – A7, già ammodernate nella cassa e negli equipaggiamenti interni, furono acquisite nel 1970 dalla “nostra” Genova – Casella. Per la loro seconda carriera sui binari liguri, questi mezzi subirono la modifica dello scartamento da 950 a 1000 mm.
Nel tempo, la A4 e la A7 furono demolite. Sopravvivono la A5 e la A6, al momento non in ordine di marcia; potrebbero essere recuperate come materiale storico, giacché, dopo la recente acquisizione di elettrotreni dalla Domodossola – Locarno, la ferrovia Genova – Casella, il cui esercizio continua a essere sospeso, dispone, almeno sulla carta, di una certa sovrabbondanza di rotabili.
RINGRAZIAMENTI
Ringrazio Giacomo Rossi, autore della foto che riprende la A5 nella stazione di Piazza Manin.
[1] G. Marcheselli, “Ferrovie Meridionali Sarde”, Rivista I Treni oggi, n. 20, 1982, ed. ETR.