{"id":9811,"date":"2025-04-14T09:13:17","date_gmt":"2025-04-14T07:13:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=9811"},"modified":"2025-04-14T09:13:17","modified_gmt":"2025-04-14T07:13:17","slug":"il-treno-nella-storia-binari-in-piazza-caricamento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-binari-in-piazza-caricamento\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Binari in piazza Caricamento"},"content":{"rendered":"<p>DI MARCO GALAVERNA<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La tutela dei beni storici, artistici e culturali \u00e8 ormai diffusamente condivisa nel nostro Paese e sostenuta da iniziative sia pubbliche sia private. Ma, fino a cent\u2019anni fa o meno, gli ostacoli che eventualmente si frapponevano ai progetti di ammodernamento del territorio, finalizzati allo sviluppo economico e sociale, potevano essere eliminati con pochi scrupoli; cos\u00ec quartieri della citt\u00e0 di Genova furono abbattuti a favore, si disse, del progresso. Qui ricordiamo, di contro, un caso di scampata demolizione.<\/p>\n<p>Un amico estimatore di libri rari mi ha prestato il volume \u201cIl palazzo di San Giorgio in Genova \u2013 Demolizione o Conservazione\u201d [1]. \u00c8 incredibile ma quello che oggi \u00e8 uno dei simboli della citt\u00e0 ha rischiato di essere tranciato per poter allargare una strada, l\u2019attuale via Frate Oliverio, che nell\u2019Ottocento si chiamava via del Commercio e separa il lato monte di Palazzo San Giorgio dai portici di Sottoripa. Per decidere la sorte dello storico edificio, iniziato nel 1260 e ampliato nei secoli XV &#8211; XVI, fu formata una commissione, cui presero parte anche Giosu\u00e8 Carducci e Camillo Boito, oggi ricordati pi\u00f9 come scrittori, per valutare la situazione.<\/p>\n<p>Una legge del 17\/7\/1861 autorizzava una spesa di 500.000 lire per aprire una nuova strada tra piazza Caricamento e il Molo Vecchio, con la demolizione dell\u2019avancorpo di Palazzo San Giorgio. Le alternative, consistenti nell\u2019apertura di un\u2019ampia strada a mare o nell\u2019abbattimento dei portici di Sottoripa, erano considerate onerose, anche per i necessari espropri di aree private.<\/p>\n<p>Contro la legge dell\u2019allora giovanissimo Regno d\u2019Italia, costituito appena cinque mesi prima, nel 1888 il Ministero dell\u2019Istruzione Pubblica pose un veto a tutela dell\u2019antica costruzione. Da qui deriv\u00f2 la contesa e fu avviata un\u2019indagine sull\u2019effettivo traffico gravante sulla stretta \u201cvia del Commercio\u201d, che risult\u00f2 raggiungere i 1634 carri stradali al giorno.<\/p>\n<p>I sostenitori della demolizione, forti della legge del 1861, proponevano di tagliare il palazzo, facendone arretrare di 5,5 metri la facciata per allargare della stessa misura l\u2019esistente strada. I contrari alla demolizione proponevano invece di demolire altri edifici, costruire una strada a mare e alleggerire il transito in \u201cvia del Commercio\u201d spostando altrove gli uffici doganali e prolungando i binari, provenienti da Santa Limbania, fin sotto la tettoia del Deposito Franco, in modo da eliminare il trasbordo su carretti a mano fra il Deposito e lo scalo ferroviario di Caricamento.<\/p>\n<p>Qui il prezioso libro interessa direttamente noi appassionati di storia delle ferrovie, perch\u00e9 con un\u2019ampia tavola ripiegata riproduce, in nero, i binari esistenti nel 1888 nella zona di Caricamento e, in colore rosso, gli allungamenti proposti. Per non danneggiare, con scanner o fotocopiatrici, le delicate pagine, ho riprodotto a mano, a ricalco su foglio traslucido, la parte pi\u00f9 interessante della mappa, qui acclusa, modificando soltanto la posizione delle scritte ove necessario.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 vedere che, all\u2019epoca, il Molo Vecchio, che avrebbe assunto la forma attuale pochi anni dopo, non era ancora raggiunto dai binari, che non proseguivano oltre Caricamento. Per aiutare i lettori a orientarsi sulla mappa, chiariamo che oggi non esistono pi\u00f9 gli edifici e i binari rappresentati ma il Ponte Embriaco e il Ponte Spinola si chiamano ancora cos\u00ec e l\u2019area fra questi (Calata Porto Franco) \u00e8 oggi il piazzale che si estende tra Palazzo San Giorgio, non visibile in figura, e i cancelli del \u201cPorto Antico\u201d.<\/p>\n<p>Infine, prevalse il partito contrario alla demolizione, sicch\u00e9 Palazzo San Giorgio fu conservato nella sua integrit\u00e0, e successivamente restaurato secondo criteri talora discussi; i relatori previdero peraltro l\u2019evoluzione delle aree portuali genovesi, con meritevole lungimiranza. Infatti, l\u2019ultimo tronco del Terrazzo di marmo e vari edifici circostanti furono demoliti per liberare lo spazio a monte delle calate.<\/p>\n<p>La relazione si conclude con un\u2019anticipazione di notevole interesse: gli autori ritennero che le strutture portuali allora esistenti avrebbero raggiunto la saturazione nel 1899 (non viene spiegato perch\u00e9 proprio in quell\u2019anno) e sarebbe stato necessario realizzare un nuovo porto a Sampierdarena, collegato con Alessandria tramite una linea ferroviaria del tutto nuova.<\/p>\n<p>In effetti, decenni pi\u00f9 tardi si inizi\u00f2 a costruire il bacino portuale di Sampierdarena, che avrebbe fatto capo a una prevista ferrovia, la \u201clinea della Coronata\u201d, i cui lavori furono appena iniziati e subito abbandonati.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] \u201cIl palazzo di San Giorgio in Genova \u2013 Demolizione o Conservazione\u201d, Relazione del deputato Francesco Genola, Firenze 1888.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI MARCO GALAVERNA &nbsp; La tutela dei beni storici, artistici e culturali \u00e8 ormai diffusamente condivisa nel nostro Paese e sostenuta da iniziative sia pubbliche sia private. 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