{"id":9323,"date":"2024-06-22T17:13:41","date_gmt":"2024-06-22T15:13:41","guid":{"rendered":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=9323"},"modified":"2024-06-22T17:13:41","modified_gmt":"2024-06-22T15:13:41","slug":"il-treno-nella-storia-americane-in-italia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-americane-in-italia\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Americane in Italia"},"content":{"rendered":"<p><em>DI MARCO GALAVERNA<\/em><\/p>\n<p>ILVA \u00e8 il nome latino col quale gli antichi Romani chiamarono l\u2019isola d\u2019Elba, dell\u2019Arcipelago Toscano, abitata sin dal Paleolitico e conosciuta da Greci ed Etruschi almeno dal VII secolo a.C. per la ricchezza di minerali ferrosi.<\/p>\n<p>Appare dunque chiaro il riferimento storico che indusse nel 1905 un gruppo di industriali a dare il nome ILVA a una societ\u00e0 allora costituita per la produzione di acciaio: non la prima in Italia, perch\u00e9 altre piccole acciaierie gi\u00e0 esistevano, ma destinata a un ruolo importante nel nostro Paese.<\/p>\n<p>Nell\u2019ambito di una politica di statalizzazione, l\u2019ILVA fu inglobata nell\u2019Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI) nel 1934, poi controllata nel \u201937 dalla Finsider, divenuta nel \u201949 la Nuova Italsider. La siderurgia italiana a ciclo integrale, principalmente articolata negli altiforni di Genova &#8211; Cornigliano, Piombino, Portoferraio e Napoli \u2013 Bagnoli, pass\u00f2 quindi in mano pubblica. Il polo siderurgico assunse nel 1964 la pi\u00f9 semplice denominazione di Italsider.<\/p>\n<p>Agli storici impianti sopra citati si aggiunse nel 1965 il nuovo sito produttivo di Taranto. Poi, la diminuzione della richiesta di acciaio e, in un secondo tempo, la constatazione dei problemi di impatto ambientale e salute collettiva causati dagli altiforni portarono a una contrazione del settore, alla chiusura dell\u2019impianto di Bagnoli e alla generale riduzione delle lavorazioni \u201ca caldo\u201d. Nel frattempo, la stagione delle privatizzazioni port\u00f2 alla liquidazione dell\u2019IRI (2000). Ulteriori vicende societarie, che sono quasi cronaca dei nostri giorni, aggravarono la crisi del comparto e condussero al commissariamento dell\u2019ILVA (2021).<\/p>\n<p>Da sempre l\u2019industria dell\u2019acciaio \u00e8 compagna della ferrovia, sia perch\u00e9 il treno \u00e8 il mezzo di trasporto privilegiato per i pesanti prodotti siderurgici sia perch\u00e9 la ferrovia stessa ne \u00e8 utilizzatrice. Oltre alle aree portuali e, in passato, ai siti minerari, l\u2019industria siderurgica \u00e8 quella che maggiormente ha sviluppato ferrovie interne e raccordi, alimentando una significativa circolazione di treni specializzati e attivit\u00e0 di manovra.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni, per le manovre interne l\u2019industria siderurgica italiana ha diffusamente impiegato locomotive diesel \u2013 elettriche a quattro assi, con cabina centrale e due avancorpi, di costruzione statunitense (General Electric, GE-CO). Queste macchine, provenienti soprattutto dal sito produttivo di Erie (Pennsylvania, USA), sono state esportate dagli anni \u201970 in tutto il mondo e sono distinte in numerose serie, indicate da un numero che esprime la loro massa in \u201cshort ton\u201d, un\u2019unit\u00e0 anglosassone equivalente a duemila libbre, pari a circa 907,18 kg. Dalla massa dipende la forza di trazione, cio\u00e8 la prestazione.<\/p>\n<p>Da un sito internet [1] si ricava che a industrie italiane furono vendute 41 locomotive del tipo \u201c65 ton\u201d, altre dieci del tipo \u201c100 ton\u201d e quattordici del tipo \u201c110 ton\u201d, queste ultime alle acciaierie di Taranto.<\/p>\n<p>Dal 1974 al 1989 la General Electric avvi\u00f2 la produzione di altre serie di macchine, contraddistinte dalla sigla SL (Shunter Locomotives), seguita dal numero di \u201cshort ton\u201d, e anche di queste molte unit\u00e0 giunsero agli impianti siderurgici italiani. In quegli anni, furono consegnate due SL80 allo stabilimento di Novi Ligure, quattro SL85 a quello di Dalmine, una SL87 a Piombino, quattro SL100 a Piombino pi\u00f9 una a Cornigliano, nove SL110 divise tra Piombino, Taranto e Bagnoli, quattro SL115 a Cornigliano, una SL132 e due SL144 a Piombino.<\/p>\n<p>Da allora, tutte queste locomotive, a cui si aggiungono tre unit\u00e0 SL65 acquistate da FIAT (Ferriere e Luigi Serra), svolgono un oscuro, quotidiano e pesante lavoro di manovra nelle aree industriali e lungo i raccordi; a Genova \u00e8 possibile vederle tra Cornigliano e Sestri Ponente.<\/p>\n<p>La manutenzione di queste macchine, ordinaria e straordinaria, \u00e8 in parte svolta da officine locali e in parte da industrie italiane specializzate, con varie difficolt\u00e0 nel reperimento delle parti di ricambio, cosa che rende talora necessarie parziali ricostruzioni. Infatti, alcune macchine mostrano &nbsp;modifiche rispetto allo stato d\u2019origine, anche col rifacimento della cabina.<\/p>\n<p>\u00c8 interessante notare che, negli stessi anni in cui le FS si rivolgevano, per l\u2019acquisizione di nuove locomotive diesel, unicamente ai costruttori nazionali, l\u2019industria siderurgica preferiva acquistare sul mercato americano. Senza mettere in dubbio le qualit\u00e0 di robustezza, forza e affidabilit\u00e0 delle macchine General Electric, viene da chiedersi se, all\u2019epoca, i costruttori italiani non fossero in grado di offrire prodotti competitivi rispetto alla concorrenza estera o se, semplicemente, l\u2019industria americana risultasse vincente nel rapporto qualit\u00e0\/prezzo in virt\u00f9 dell\u2019economia di scala, conseguente al grande volume di produzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RINGRAZIAMENTI<\/p>\n<p>Ringrazio Giacomo Rossi, per la fotografia qui acclusa, che ritrae una \u201c65 ton\u201d a Cornigliano ripresa dal mare, e per altri spunti utilizzati nella composizione della presente pagina<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] https:\/\/www.thedieselshop.us\/GE_SL-Series.HTML<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>DI MARCO GALAVERNA ILVA \u00e8 il nome latino col quale gli antichi Romani chiamarono l\u2019isola d\u2019Elba, dell\u2019Arcipelago Toscano, abitata sin dal Paleolitico e conosciuta da Greci ed Etruschi almeno dal VII secolo a.C. per la ricchezza di minerali ferrosi. 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