{"id":8604,"date":"2022-10-10T12:39:35","date_gmt":"2022-10-10T10:39:35","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=8604"},"modified":"2022-10-10T12:39:35","modified_gmt":"2022-10-10T10:39:35","slug":"il-treno-nella-storia-una-sosta-per-la-vita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-una-sosta-per-la-vita\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Una sosta per la vita"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna <\/em><\/p>\n<p>Nella piazza antistante la stazione di Busalla, una piccola targa reca una scritta che riporto qui per intero: \u00ab<em>Il 16 giugno 1944 sostarono in questa stazione ferroviaria i treni piombati carichi di lavoratori catturati nelle fabbriche genovesi dai nazifascisti ed avviati verso i campi di concentramento hitleriani. In quella circostanza, coraggiosi cittadini busallesi tentarono, senza riuscirci, di far fuggire i prigionieri. Da quella terribile esperienza, molti di loro, stremati da mesi e mesi di lavoro forzato, fame e violenze di ogni genere, erano destinati a non fare pi\u00f9 ritorno. Sottraiamo all\u2019oblio la memoria delle vittime, accomunandole nel ricordo ai cittadini della Valle Scrivia assassinati a Mauthausen e negli altri tragici campi di eliminazione e sterminio della Germania nazista. &#8211; Busalla, giugno 2005, nel 60\u00b0 della Liberazione<\/em>\u00bb.<\/p>\n<p>Dalle fabbriche genovesi, i tedeschi dopo il \u201943 progettarono di trasportare in Germania sia operai sia macchinari, con treni che potevano partire proprio dagli stabilimenti Ansaldo e altri di Genova Campi, stazione all\u2019epoca collegata tramite la \u201clinea industriale\u201d a Bolzaneto, per proseguire verso Busalla, Ronco Scrivia e il confine.<\/p>\n<p>Tali deportazioni furono documentate nel film \u201c<em>Achtung! Banditi!<\/em>\u201d (1951) di Carlo Lizzani, girato anche a Trasta e nei vicini luoghi delle vicende storiche [1].<\/p>\n<p>I treni dei prigionieri, composti da carri merce di tipo chiuso attrezzati con filo spinato, dovevano effettuare una sosta tecnica almeno a Busalla o a Ronco Scrivia. Infatti, per superare il tratto in salita oltre Pontedecimo, erano necessarie due o tre locomotive a ruote piccole che, dopo la galleria di valico, venivano in parte sganciate o sostituite da altre macchine. A quel tempo, le ferrovie dei Giovi erano elettrificate col sistema trifase e la trazione dei treni merci era affidata soprattutto a locomotive E.550 o E.551. Invece, da Campi a Bolzaneto o, se conveniva, fino a Pontedecimo, si andava a vapore, dal momento che la \u201clinea industriale\u201d, che oggi non esiste pi\u00f9, non fu mai elettrificata.<\/p>\n<p>Nell\u2019occorrenza di queste soste, abitanti di Busalla e Ronco, essendo praticamente impossibile concertare la fuga di deportati sotto la vigilanza e il tiro delle armi tedesche, provarono almeno ad alleviare le sofferenze dei connazionali porgendo loro acqua e pane, come si legge nella testimonianza a pag. 142 del libro [2]. Il viaggio da Genova a Mauthausen durava due giorni.<\/p>\n<p>Sono tuttavia documentati pure tentativi di fuga dai \u201ctreni piombati\u201d. Lo ricorda Pierino Cereseto a pag. 219 del citato libro [2]. A Mignanego, favoriti da un rallentamento dovuto a segnale giallo, tre prigionieri si buttarono gi\u00f9 da un carro di un treno in piena linea; due riuscirono a fuggire ma il terzo fu ripreso dai tedeschi, i quali spararono anche al casellante, a terra nella sua cabina, ritenuto colpevole di aver disposto al giallo il segnale, soltanto allo scopo di rallentare il convoglio.<\/p>\n<p>Analogo episodio di tentata fuga da un treno diretto in Germania troviamo oggi nella sceneggiatura di \u201c<em>Avanti, Avanti!<\/em>\u201d, scritta da Alessandra Giordano e presentata la primavera scorsa all\u2019Albergo dei Poveri di Genova, insieme con l\u2019anteprima di un cortometraggio che, per la regia di Marco Bracco, sar\u00e0 girato prossimamente. Per il medesimo soggetto \u00e8 prevista una versione ampliata, che vede tra i personaggi un giovane Sandro Pertini nel ruolo di combattente partigiano, in forma di miniserie televisiva, gi\u00e0 sceneggiata dalla stessa autrice.<\/p>\n<p>Nella foto, la stazione di Busalla vista dal lato dei binari nel suo aspetto attuale. Testimoni del passato restano soltanto il fabbricato viaggiatori e le digradanti cime del silenzioso Appennino. Tutto il resto \u00e8 cambiato e via pi\u00f9 arduo appare tenere in vita, presso le giovani generazioni, la memoria degli eventi di quasi ottant\u2019anni fa. A tale intento contribuiscono la piccola targa all\u2019inizio ricordata e, anche grazie alla nostra Superba, le iniziative del Dopolavoro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] \u201c<em>Riqualificazione post-industriale e aree ferroviarie dismesse<\/em>\u201d, presentazione presso la Biblioteca Cervetto (Genova Rivarolo), 30\/10\/2018<\/p>\n<p>[2] F. Bertuccio, M. G. Mello (a cura di) \u201c<em>Quelle grandi ruote rosse<\/em>\u201d, ed. SAGEP, 2013.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>ERRATA CORRIGE<\/em><\/p>\n<p>Nella pagina dello scorso aprile della rubrica, intitolata \u201c<em>La dirigenza unica, ieri e oggi<\/em>\u201d, \u00e8 scritto che la sede del Dirigente Unico della linea Bolzaneto \u2013 Campi era a Rivarolo; tale sede, invece, fu a Genova Campi. Alla redazione, la mia correzione giunse purtroppo in ritardo rispetto alla pubblicazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna Nella piazza antistante la stazione di Busalla, una piccola targa reca una scritta che riporto qui per intero: \u00abIl 16 giugno 1944 sostarono in questa stazione ferroviaria i treni piombati carichi di lavoratori catturati nelle fabbriche genovesi dai nazifascisti ed avviati verso i campi di concentramento hitleriani. 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