{"id":8521,"date":"2022-06-14T18:21:59","date_gmt":"2022-06-14T16:21:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=8521"},"modified":"2022-06-14T18:21:59","modified_gmt":"2022-06-14T16:21:59","slug":"il-treno-nella-storia-tra-langhe-e-monferrato-binari-senza-treni","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-tra-langhe-e-monferrato-binari-senza-treni\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Tra Langhe e Monferrato, binari senza treni"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Lo spunto per la nostra rubrica viene questo mese da un libro di recentissima pubblicazione, che, avuto in prestito, ho potuto leggere pochi giorni fa e raccomando vivamente all\u2019attenzione degli appassionati. Si tratta di \u201cFerrovie abbandonate del Piemonte e della Liguria\u201d [1], scritto da Diego Vaschetto.<\/p>\n<p>Per ragioni storiche, gi\u00e0 nell\u2019Ottocento il Piemonte risult\u00f2 la regione italiana con la pi\u00f9 elevata densit\u00e0 di linee ferroviarie in rapporto al territorio; poi, dagli ultimi decenni del Novecento, questa ricchezza di infrastrutture, non sempre valorizzata, fu intaccata da sospensioni del servizio, chiusure e abbandoni di linee, attuati a pi\u00f9 riprese e che culminarono una decina d\u2019anni fa con la soppressione del traffico viaggiatori su una parte consistente della rete locale.<\/p>\n<p>Con tante belle fotografie, soprattutto dell\u2019autore, il libro di Vaschetto esamina in sequenza le tredici linee FS del Piemonte in cui il servizio viaggiatori \u00e8 attualmente sospeso; su alcune \u00e8 stato asportato pure il binario e il recupero \u00e8 impensabile; altre sono tecnicamente ancora utilizzabili con lavori di ripristino di entit\u00e0 per lo pi\u00f9 modesta; altre ancora sono in buono stato, grazie al prezioso intervento della Fondazione FS, e percorse da treni turistici. Di ogni linea viene ricordata la storia, sono descritti il tracciato e la situazione attuale.<\/p>\n<p>La chiusura al traffico regolare di tutte queste linee deriva dalla successione di errori politici e gestionali, a fronte di una diffusa e dichiarata volont\u00e0 di potenziare (pi\u00f9 a parole che coi fatti) il trasporto su rotaia nel nostro Paese. Il primo errore \u00e8 stato il trasferimento delle competenze sul trasporto locale dallo Stato alle Regioni, per lo pi\u00f9 scarsamente preparate in tema di pianificazione dei trasporti. Ne \u00e8 risultata una situazione eterogenea, con Regioni, come Lombardia e Toscana, a favore del treno e altre, come Piemonte e Campania, in cui si dichiar\u00f2 pubblicamente di non voler sostenere pi\u00f9 di tanto le spese del servizio ferroviario. Perci\u00f2, una finalit\u00e0 importante delle politiche nazionali, la continuit\u00e0 territoriale, ovvero l\u2019equa accessibilit\u00e0 delle varie zone del Paese, \u00e8 stata compromessa.<\/p>\n<p>Ma, a onor del vero, una fetta di responsabilit\u00e0 spetta pure alle FS del passato, ostinate a strutturare l\u2019orario dei treni viaggiatori su quelle linee secondarie senza tener conto della reale domanda di trasporto. I confini di molte linee non coincidevano con l\u2019origine e la destinazione dei viaggi, cosa trascurata e che ha condotto alla disaffezione degli utenti. Le linee chiuse avrebbero potuto fornire collegamenti pi\u00f9 brevi tra due o pi\u00f9 citt\u00e0 ma, aboliti da anni i comodi servizi diretti, esse non erano pi\u00f9 utilizzate in tal senso.<\/p>\n<p>Qualche esempio: sulla Chivasso \u2013 Asti, oggi chiusa, erano in orario soltanto regionali fra le due estremit\u00e0 della linea. Ma forse nessun viaggiatore \u00e8 mai salito su un treno a Chivasso diretto ad Asti. Invece, sarebbero stati utili servizi diretti su Torino, per lavoratori e studenti; in pi\u00f9 la linea nacque come prosecuzione della Genova \u2013 Acqui T. \u2013 Asti verso la Valle d\u2019Aosta, con un percorso di 33 km in meno rispetto al giro pi\u00f9 lungo via Torino, possibilit\u00e0 ignorata dall\u2019offerta di servizi.<\/p>\n<p>La Santhi\u00e0 \u2013 Arona, pure chiusa, era erroneamente gestita come linea locale, mentre faceva parte dell\u2019itinerario pi\u00f9 breve fra Torino, il Lago Maggiore, Domodossola e il Sempione. La Asti \u2013 Mortara, penalizzata negli ultimi anni di esercizio da un\u2019offerta assai ridotta, avrebbe fornito il collegamento pi\u00f9 veloce tra Asti, Casale M. e Milano, interessante per il pendolarismo sul capoluogo lombardo, con un accorciamento del percorso di addirittura 47 km rispetto all\u2019itinerario via Alessandria. I servizi diretti, i pi\u00f9 interessanti per gli utenti, furono sistematicamente cancellati grosso modo dagli anni Novanta e gli esempi potrebbero moltiplicarsi. Peraltro, con i treni ibridi oggi disponibili, l\u2019assenza di elettrificazione su parti dei percorsi non \u00e8 pi\u00f9 un problema tecnico.<\/p>\n<p>Per completezza, il libro di Vaschetto ricorda anche la ferrovia Fell del Moncenisio, dall\u2019effimera esistenza, chiusa poco dopo l\u2019apertura del traforo del Fr\u00e9jus nel 1871.<\/p>\n<p>La Liguria, infine, non ha avuto vere e proprie chiusure di linee ferroviarie, nel senso che intendiamo per il Piemonte, ma \u00e8 trattata nel libro per le tratte costiere che, col raddoppiamento del binario su nuova sede, sono state abbandonate, sia lungo la Riviera di Ponente sia lungo quella di Levante. L\u2019autore, con attenzione anche ai valori paesaggistici, fornisce altres\u00ec utili indicazioni agli escursionisti per raggiungere, ove ci\u00f2 \u00e8 possibile in condizioni di sicurezza, i vecchi tracciati.<\/p>\n<p>&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>[1] D. Vaschetto, \u201cFerrovie abbandonate del Piemonte e della Liguria\u201d, Edizioni del Capricorno, Torino, 2022<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna &nbsp; Lo spunto per la nostra rubrica viene questo mese da un libro di recentissima pubblicazione, che, avuto in prestito, ho potuto leggere pochi giorni fa e raccomando vivamente all\u2019attenzione degli appassionati. Si tratta di \u201cFerrovie abbandonate del Piemonte e della Liguria\u201d [1], scritto da Diego Vaschetto. 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