{"id":8339,"date":"2021-11-17T17:33:15","date_gmt":"2021-11-17T16:33:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=8339"},"modified":"2021-11-17T17:33:15","modified_gmt":"2021-11-17T16:33:15","slug":"il-treno-nella-storia-paletta-di-comando-e-berretto-rosso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-paletta-di-comando-e-berretto-rosso\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Paletta di comando e berretto rosso"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>Fino a qualche decennio fa, una presenza caratteristica di molte piccole e medie stazioni era il dirigente movimento, che dava il comando di partenza ai treni con l\u2019apposita paletta. Altrettanto caratteristico <strong>accompagnamento sonoro<\/strong>, per lo pi\u00f9 sul marciapiede del primo binario, era fornito dalle campanelle Leopolder, qua e l\u00e0 sopravvissute, e dai rintocchi isolati delle suonerie degli istrumenti di blocco.<\/p>\n<p>Da fine Ottocento, varie reti ferroviarie svilupparono apparecchiature tecniche per aumentare la sicurezza della circolazione garantendo, lungo le linee, il necessario distanziamento fra i treni. Poich\u00e9 necessitavano di essere azionati dal personale, tali sistemi furono detti di blocco elettrico manuale.<\/p>\n<p>Pur differenti nelle apparecchiature e, in parte, nel funzionamento, i sistemi avevano in comune l\u2019idea di base: ogni stazione, per disporre a via libera un segnale di partenza e immettere un treno in linea, deve <strong>chiedere alla stazione successiva un consenso<\/strong>, il quale si manifesta con l\u2019invio di una corrente elettrica fra le due stazioni, su un circuito dedicato, corrente che eccita un rel\u00e8 necessario alla manovra a via libera del segnale. In pi\u00f9, finch\u00e9 il primo treno non esce dalla sezione di linea, alla stazione a valle risulta impossibile, in virt\u00f9 di un blocco elettromeccanico, concedere consensi per un secondo treno: quindi, un sol treno per volta fra due stazioni<\/p>\n<p>In Italia, dopo la sperimentazione col blocco Hodgson e le applicazioni del blocco Cardani, che raggiunse la massima estensione di circa 2500 km di linee verso il 1935, ebbe grande diffusione il blocco elettrico manuale con le apparecchiature denominate istrumenti di blocco FS 1938, le quali sostituirono le apparecchiature precedenti.<\/p>\n<p>Le linee attrezzate con gli strumenti tipo 1938, in breve detto blocco FS, raggiunsero la massima estensione di 7048 km nel 1978, allorch\u00e9 il sistema, ricoprendo il 43% della rete nazionale, risultava il tipo di impianto di blocco pi\u00f9 diffuso. Negli anni successivi, la graduale sostituzione con sistemi pi\u00f9 moderni, dal funzionamento automatico e compatibili col telecomando delle stazioni, ridusse man mano la presenza del blocco FS, che ormai \u00e8 quasi, sebbene non del tutto, scomparso.<\/p>\n<p>Rispetto alla gestione della circolazione dei treni basata sul solo telegrafo o, dal 1963, sul telefono, il blocco FS apport\u00f2, alla sua epoca, un <strong>importante incremento di sicurezza e fluidit\u00e0<\/strong>. Ma i limiti del sistema si palesarono con l\u2019aumento del traffico ferroviario e la volont\u00e0 di ridurre i costi d\u2019esercizio della rete.<\/p>\n<p>Due risultarono, col tempo, i principali inconvenienti. In primo luogo, la necessit\u00e0 di presenziare ogni posto di blocco, stazione o altra localit\u00e0 di servizio, almeno con un addetto, proprio per il funzionamento dell\u2019istrumento FS 1938, anche laddove l\u2019apparato centrale si sarebbe potuto rendere telecomandabile o automatico. In secondo luogo, il sistema \u00e8 capace di avvertire l\u2019uscita di un treno da una sezione di linea (nel linguaggio tecnico, la liberazione della tratta) ma non di rilevare eventuali carri o carrozze sganciati e persi da un treno in corsa, evento rarissimo che pure, nel secondo Novecento, ha causato almeno un incidente disastroso.<\/p>\n<p>I tentativi di aggiornare il blocco FS per una maggiore sicurezza e una maggiore efficienza non mancarono e, trattandosi di modifiche tecniche d\u2019una certa complessit\u00e0, dedicheremo all\u2019argomento una pagina futura della nostra rubrica.<\/p>\n<p>Per ora, un commento alla fotografia. Nella scuola in cui insegno, l\u2019Istituto Tecnico Galilei di Genova, \u00e8 conservato un istrumento FS 1938 a scopo museale. Purtroppo nessuno ricorda la storia di quest\u2019oggetto e come e quando esso sia giunto nell\u2019Istituto. L\u2019istrumento presenta due peculiarit\u00e0 curiose. Primo, sulla targhetta centrale manca la stampigliatura. Ogni istrumento in esercizio porta stampigliato il nome della localit\u00e0 con cui corrisponde, cio\u00e8 la localit\u00e0 a monte o a valle a cui \u00e8 elettricamente collegato. Come spiegare l\u2019assenza della stampigliatura sul nostro istrumento? Forse non fu mai utilizzato in una stazione.<\/p>\n<p>Secondo, mancano la lampada di segnalazione e il relativo tasto di spegnimento. Quando una stazione riceve una richiesta di consenso per l\u2019invio d\u2019un treno in linea, nell\u2019istrumento ricevente si accende una lampada che rimane accesa fino a che l\u2019addetto non la spegne con l\u2019apposito tasto. Nel posto ricevente, una richiesta di consenso provoca rintocchi della suoneria nell\u2019istrumento interessato. Ma l\u2019addetto, per un motivo qualunque, potrebbe non sentire i rintocchi; inoltre, sebbene il timbro delle suonerie dei due istrumenti d\u2019una medesima stazione sia differente, distinguere le suonerie a orecchio, nelle localit\u00e0 di diramazione con tre o addirittura quattro istrumenti di blocco pu\u00f2 essere difficile. La lampada di segnalazione fu introdotta appunto per agevolare l\u2019addetto nell\u2019individuare l\u2019istrumento che riceve la richiesta di consenso.<\/p>\n<p>Come spiegare l\u2019assenza della lampada nel nostro istrumento? Forse esso risale a un\u2019epoca precedente la sua introduzione. Chiss\u00e0 se qualche lettore della nostra rubrica, magari ex \u2013 allievo dell\u2019Istituto Galilei, potr\u00e0 far luce sul piccolo mistero.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna Fino a qualche decennio fa, una presenza caratteristica di molte piccole e medie stazioni era il dirigente movimento, che dava il comando di partenza ai treni con l\u2019apposita paletta. 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