{"id":8123,"date":"2021-09-06T16:18:36","date_gmt":"2021-09-06T14:18:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=8123"},"modified":"2021-09-06T16:18:36","modified_gmt":"2021-09-06T14:18:36","slug":"il-treno-nella-storia-centanni-fa-il-raddoppio-del-sempione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-centanni-fa-il-raddoppio-del-sempione\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Cent\u2019anni fa, il raddoppio del Sempione"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>Appena tre mesi or sono, dedicavamo la nostra rubrica al centocinquantesimo compleanno del traforo del Fr\u00e9jus e ora abbiamo l\u2019occasione di ricordare un altro traforo alpino centenario, il secondo del Sempione.<\/p>\n<p>Decisa, a fine Ottocento, la realizzazione di un nuovo collegamento ferroviario fra Italia e Francia attraverso le Alpi, fu individuato, con varie opzioni, un tracciato lungo le valli Divedro (laterale dell\u2019Ossola) e del Rodano. Prevalse la scelta col profilo pi\u00f9 favorevole, che comport\u00f2 lo scavo di una galleria lunghissima, all\u2019epoca la pi\u00f9 lunga al mondo, fra Iselle (Italia) e Brig (Svizzera), sotto il gruppo montuoso del Breithorn, che tocca nel ghiacciaio di M. Leone la quota massima di 3552 metri. Iselle fu collegata a Domodossola, gi\u00e0 raggiunta dalle linee per Milano via Arona e per Novara. Brig era origine della linea per Ginevra, che con l\u2019apertura del traforo si trov\u00f2 sulla direttrice Milano \u2013 Parigi, e di quella per Berna, Basilea e la Germania.<\/p>\n<p>I lavori di scavo iniziarono nel 1898 e furono condotti in parte a mano (piccone, volata di mina e smarino) e in parte con la perforatrice idraulica Brandt. Congiuntamente alla galleria principale, prevista a binario unico, fu condotto lo scavo di un cunicolo di servizio, parallelo e distante dalla prima meno di una ventina di metri, utile per la ventilazione, il drenaggio delle acque e il trasporto dei materiali.<\/p>\n<p>Nel 1906 la prima galleria del Sempione, lunga 19802 m, fu aperta all\u2019esercizio, provvisoriamente con trazione a vapore, e vengono i brividi a pensare a un treno a vapore dentro un traforo a binario unico di 19 km, senza alcuno sfogo per i fumi n\u00e9 sistemi d\u2019aerazione, e poche settimane dopo a trazione elettrica trifase.<\/p>\n<p>Due anni dopo, le Ferrovie Svizzere decisero di trasformare il cunicolo di servizio in una galleria attrezzata come la prima, per raddoppiare il binario lungo una direttrice che in breve tempo era divenuta importante. I lavori, avviati nel 1912 e rallentati della Grande Guerra, terminarono soltanto nel settembre 1921, circostanza che ci offre oggi lo spunto per rammentare il centenario, e l\u2019inaugurazione ebbe luogo nel \u201922.<\/p>\n<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-8124\" src=\"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/ElioVittorini.jpeg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"292\"><\/p>\n<p>Le due gallerie sono collegate da 43 cunicoli trasversali e, al centro, da una doppia comunicazione fra i binari pari e dispari, coincidente, come dicono gli Svizzeri cui spetta l\u2019esercizio della linea, con una \u201cstazione\u201d, che per i nostri regolamenti definiremmo un Posto di Comunicazione, impianto un tempo presenziato e oggi telecomandato da Brig. Non possedendo mie foto delle gallerie del Sempione, peraltro reperibili su Internet e varie pubblicazioni [1], ho pensato di abbinare a queste note l\u2019immagine della copertina di un libro che nel titolo curiosamente riunisce entrambi i trafori alpini qui citati, \u201cIl Sempione strizza l\u2019occhio al Fr\u00e9jus\u201d, romanzo pubblicato da Elio Vittorini nel 1947 [2].<\/p>\n<p>Lo scrittore siciliano Elio Vittorini (1908 \u2013 1966), figlio di ferroviere, non ha bisogno di presentazione. Merita qualche parola il libro, che non \u00e8 tra le opere pi\u00f9 lette e citate dell\u2019autore. I primi romanzi e l\u2019ambiente culturale in cui, attorno all\u2019editore Einaudi, si \u00e8 svolta la sua attivit\u00e0 hanno contribuito ad associare la figura di Vittorini alla corrente letteraria del neorealismo. Ma, sviluppando tendenze gi\u00e0 presenti nel precedente Uomini e no (1945), l\u2019autore approda a una narrativa in cui su uno sfondo realistico si innesta una vicenda raccontata con toni fra la prosa lirica e il mito. Il Sempione strizza l\u2019occhio al Fr\u00e9jus ha una trama esile, narrata dal figlio disoccupato di una famiglia operaia, che vive in povert\u00e0 alla periferia di Milano, dominata dalla figura del nonno, paragonato per dimensioni e appetito a un elefante. La vita passata del nonno \u00e8 avvolta in un alone fiabesco: di lui si dice che abbia lavorato ai trafori alpini, strade, ponti, a opere d\u2019ogni genere, forse al Duomo. Un operaio che lavora sulla strada di fronte \u00e8 invitato in casa per pranzo e racconta che gli elefanti, sentendo prossima la propria fine, vanno a morire in un luogo misterioso. Qualche giorno dopo, il nonno, da tutti considerato un elefante e che non si muove quasi pi\u00f9 da tempo immemorabile, esce di casa, s\u2019inoltra nel Parco Sempione e scompare per sempre.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] G. Bonzani, \u201cI cento anni del Sempione\u201d, Rivista La Tecnica Professionale, n. 7\/8, CIFI, 2006<\/p>\n<p>[2] E. Vittorini, \u201cIl Sempione strizza l\u2019occhio al Fr\u00e9jus\u201d, Bompiani 1947 (pi\u00f9 volte riedito).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna Appena tre mesi or sono, dedicavamo la nostra rubrica al centocinquantesimo compleanno del traforo del Fr\u00e9jus e ora abbiamo l\u2019occasione di ricordare un altro traforo alpino centenario, il secondo del Sempione. 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