{"id":7373,"date":"2020-05-28T22:57:57","date_gmt":"2020-05-28T20:57:57","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=7373"},"modified":"2020-05-28T22:57:57","modified_gmt":"2020-05-28T20:57:57","slug":"il-treno-nella-storia-la-corsetta-di-san-bovo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-la-corsetta-di-san-bovo\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; La corsetta di San Bovo"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Insediamento agricolo attestato storicamente dal secolo XI, Novi Ligure appartenne prima ai Marchesi di Monferrato, poi ai Visconti di Milano, per poi entrare nel 1447 a far parte della<strong> Repubblica di Genova<\/strong>. Il lungo sodalizio con la Superba sub\u00ec una discontinuit\u00e0, almeno sul piano istituzionale, in seguito al Congresso di Vienna, allorch\u00e9, nel clima della Restaurazione, il Regno di Sardegna si vide attribuire i territori dell\u2019attuale Liguria e, successivamente, allarg\u00f2 i confini della provincia di Alessandria per annettervi un comprensorio situato grosso modo tra la val Borbera e la valle Stura.<\/p>\n<p>Vari centri abitati, come Cabella, Parodi, Rocchetta, che oggi, pur trovandosi in Piemonte, nel proprio toponimo recano l\u2019appellativo di <strong><em>Ligure<\/em><\/strong>, richiesero e ottennero dal Regno Sabaudo tale integrazione del nome come riconoscimento del secolare legame che li avvicinava pi\u00f9 a Genova che alla capitale subalpina; e fra quelli Novi, il centro pi\u00f9 popoloso e importante.<\/p>\n<p>Raggiunta dai binari provenienti da Torino nel 1850, la stazione di <strong>Novi Ligure<\/strong> divenne un nodo ferroviario con la costruzione del collegamento verso Tortona, che rese possibile l\u2019istradamento dei convogli fra Genova e Milano. Mentre veniva realizzata la linea Succursale dei Giovi (1884 \u2013 1889), in risposta alla crescente domanda di trasporto merci originata dal porto di Genova, in localit\u00e0 San Bovo prendeva forma una grande stazione di smistamento, nella vasta area compresa nell\u2019angolo disegnato dai tracciati delle linee da Novi Ligure verso Alessandria e verso Tortona. L\u2019impianto avrebbe poi ospitato anche un Deposito Locomotive.<\/p>\n<p>Quanto fosse e, pur con tutte le trasformazioni socioeconomiche nel frattempo avvenute, sia ancora oggi strategico per il traffico merci quel territorio di confine tra Piemonte e Liguria lo dimostra il fatto che, nel raggio di una ventina di km, si trovano<strong> tre impianti di grandi dimensioni<\/strong> come l\u2019interporto di Rivalta e le stazioni di smistamento di Alessandria e di San Bovo, con gli scali annessi.<\/p>\n<p>Il locale Deposito Locomotive, invece, col tempo perse importanza. Nel maggio 1986 vi erano assegnate soltanto cinque elettromotrici, dei Gruppi ALe 790\/880, sei locomotive E.626 e undici E.636 [1]. Successivamente l\u2019impianto fu chiuso.<\/p>\n<p>In precedenza, il <strong>Deposito di Novi San Bovo<\/strong> era diventato soprattutto un luogo di accantonamento di materiale fuori uso: file interminabili di decine e decine di locomotive trifasi e anche a vapore. Vi erano poi ospitati alcuni mezzi destinati al Museo di Pietrarsa, circostanza che mi invogli\u00f2 a una prima visita nel 1979.<\/p>\n<p>All\u2019epoca, i treni passeggeri tra Novi e Tortona erano frequenti e vi si aggiungevano le \u201ccorsette\u201d Novi \u2013 Pozzolo \u2013 Novi, probabilmente un record di brevit\u00e0 di percorso: cinque km all\u2019andata e cinque al ritorno. Il comune viaggiatore in partenza da Novi Ligure poteva raggiungere San Bovo, col biglietto per Pozzolo, comunicandolo al capotreno, che disponeva cos\u00ec per la fermata a richiesta, neppure riportata sugli orari per il pubblico.<\/p>\n<p>Le<strong> locomotive trifasi<\/strong> che vi trovai erano in cattivo stato: si veda la E.431 della mia foto; ad ogni modo esse furono poi restaurate per l\u2019esposizione museale.<\/p>\n<p>Tutto sommato parevano <strong>conservate meglio le macchine a vapore<\/strong>. Oltre a varie 835 erano ospitate due rare locomotive tender a quattro assi dei Gruppi 895 e 896. Ma ci\u00f2 che mi stup\u00ec fu la presenza di un paio di macchine a vapore funzionanti, e non per treni speciali. Una 740 andava avanti e indietro per il Deposito, confondendo il suo fumo con la nebbia dell\u2019inverno padano. In un contesto di linee ferroviarie tutte elettrificate, l\u2019impiego di locomotive a vapore appariva insolito. Non ebbi la possibilit\u00e0 di appurarlo ma forse, in assenza di mezzi pi\u00f9 moderni, l\u2019impianto manteneva in funzione le macchine a vapore in migliori condizioni per le manovre interne che, data la vastit\u00e0 del sito, non dovevano essere di poco conto.<\/p>\n<p>Si tratt\u00f2 di una visita che, nel volgere di pochi anni, sarebbe divenuta <strong>irripetibile<\/strong> ed \u00e8 un vero peccato che le brutte condizioni atmosferiche abbiano in quell\u2019occasione assai penalizzato le riprese fotografiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] \u201cDove e quante\u201d, Rubrica della Rivista VOIES FERREES ed. italiana, n. 29, 1986.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna &nbsp; Insediamento agricolo attestato storicamente dal secolo XI, Novi Ligure appartenne prima ai Marchesi di Monferrato, poi ai Visconti di Milano, per poi entrare nel 1447 a far parte della Repubblica di Genova. 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