{"id":7247,"date":"2020-01-30T18:24:37","date_gmt":"2020-01-30T17:24:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=7247"},"modified":"2020-01-30T18:24:37","modified_gmt":"2020-01-30T17:24:37","slug":"il-treno-nella-storia-lo-zoo-ferroviario-al-tramonto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-lo-zoo-ferroviario-al-tramonto\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Lo zoo ferroviario al tramonto"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>L\u2019uso di attribuire un nome alle locomotive risale alla nascita delle ferrovie. Nei primi tempi, le locomotive a vapore&nbsp; venivano \u201cbattezzate\u201d singolarmente e, come le navi, ognuna aveva un nome proprio: spesso nomi di persone, di luoghi o mitologici. Successivamente, anche ad alcuni gruppi di locomotive fu assegnata, oltre ovviamente alla numerazione sociale, una denominazione collettiva, ma per lo pi\u00f9 in maniera ufficiosa.<\/p>\n<p>Spicca per originalit\u00e0 il caso delle nostre E.444, che apr\u00ec la strada ad un breve periodo in cui i gruppi di locomotive elettriche che le FS andavano mettendo in servizio ebbero una denominazione ufficiale.<\/p>\n<p>Per le loro caratteristiche tecniche innovative, le E.444 furono particolarmente curate dalle Ferrovie anche sotto il profilo dell\u2019immagine [1]. Il mensile \u201cVoci della rotaia\u201d, la rivista aziendale delle FS, indisse un concorso con un premio in denaro, per trovare un soprannome alle nuove macchine. Vi parteciparono 1948 ferrovieri e vinse la proposta \u201cTartaruga\u201d, forse per il simpatico contrasto suggerito fra l\u2019animale simbolo di lentezza e la locomotiva pi\u00f9 veloce d\u2019Italia, la prima in grado di raggiungere i 180 km\/h (poi 200 km\/h) in servizio regolare. Un\u2019immagine relativa al lancio dell\u2019iniziativa si pu\u00f2 vedere all\u2019indirizzo internet [2].<\/p>\n<p>La pratica si ripet\u00e9 a met\u00e0 degli anni Settanta, in occasione dell\u2019entrata in servizio del Gruppo E.656, battezzato \u201cCaimano\u201d, e nel 1979, per le prime locomotive elettroniche di serie, le E.633, che ricevettero la denominazione di \u201cTigri\u201d, sempre attraverso la procedura del concorso tra i ferrovieri.<\/p>\n<p>Contro questa procedura, sospettata di essere poco trasparente, si espresse l\u2019ing. Mascherpa in un vivace editoriale [3], contenente una lettera aperta rivolta al Direttore Generale delle FS.<\/p>\n<p>Non sappiamo se quella istanza sia mai giunta al suo destinatario ma sta di fatto che, per le locomotive costruite negli anni successivi, le E.453\/454, le E.402 e i Gruppi seguenti, il battesimo con nomi di animali non ebbe pi\u00f9 luogo e le macchine rimasero, per cos\u00ec dire, anonime.<\/p>\n<p>Ora, Tartarughe, Caimani e Tigri sono accomunati, oltre che dall\u2019elegante livrea d\u2019origine in grigio perla e blu orientale, mai pi\u00f9 replicata su rotabili FS nuovi, dal trovarsi vicini, in questo inizio d\u2019anno 2020, alla fine della loro carriera. Dell\u2019uscita di scena delle E.444 abbiamo gi\u00e0 scritto in questa rubrica [4]. Le E.656 sono pi\u00f9 giovani: le ultime unit\u00e0 costruite entrarono in servizio nel 1989 e trent\u2019anni di lavoro sono un po\u2019 pochi per una locomotiva elettrica; dispiace vedere accantonate macchine tecnicamente ancora piuttosto valide. Alcune unit\u00e0 dovrebbero restare in uso per treni soccorso e servizi interni, come le \u201cTigri\u201d di ultima&nbsp; generazione, le E.652, destinate ancora per un po\u2019 di tempo al traino di convogli merci.<\/p>\n<p>Meno longevi sono stati i \u201cTigrotti\u201d, le E.620 delle Ferrovie Nord Milano, entrate in servizio nel 1984-85, sorta di versione ridotta a quattro assi delle \u201cTigri\u201d FS, e gi\u00e0 accantonate nel<br \/>\n2010.<\/p>\n<p>Seppur il caso italiano risalti per importanza, per la quantit\u00e0 di locomotive con soprannomi \u201czoologici\u201d, ricordiamo per concludere che pure la vicina Svizzera ha avuto i suoi felini su rotaie, le piccole macchine a vapore del Gruppo E3\/3, che erano e sono conosciute come le \u201cTigrotte\u201d (in tedesco, Tigerli).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] M. Chiara, \u201cE.444: per sempre Tartaruga?\u201d, Rivista I Treni, n. 408, novembre 2017<\/p>\n<p>[2] https:\/\/www.flickr.com\/photos\/trainpaparazzo\/24744098552\/<\/p>\n<p>[3] E. Mascherpa, \u201cIl supplizio zoologico\u201d, Rivista Italmodel Ferrovie, n. 227, giugno 1979<\/p>\n<p>[4] https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/2017\/08\/28\/il-treno-nella-storia-addio-tartarughe\/<\/p>\n<p>RINGRAZIAMENTI<br \/>\nRingrazio Giacomo Rossi, autore dell\u2019immagine a corredo del presente articolo, che riprende un \u201cCaimano\u201d precocemente invecchiato e a fine carriera.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna L\u2019uso di attribuire un nome alle locomotive risale alla nascita delle ferrovie. Nei primi tempi, le locomotive a vapore&nbsp; venivano \u201cbattezzate\u201d singolarmente e, come le navi, ognuna aveva un nome proprio: spesso nomi di persone, di luoghi o mitologici. 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