{"id":5833,"date":"2018-11-09T19:41:27","date_gmt":"2018-11-09T18:41:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=5833"},"modified":"2018-11-09T19:41:50","modified_gmt":"2018-11-09T18:41:50","slug":"questioni-di-parole","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/questioni-di-parole\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Questioni di parole"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ancora di recente la stampa specializzata ha riproposto una questione terminologica: se i mezzi di trazione in grado di marciare con diversi sistemi di trazione elettrica siano pi\u00f9 correttamente indicati come<strong> <em>politensione<\/em> o <em>policorrente<\/em><\/strong>.<\/p>\n<p>Premesso che le parole sono importanti, e che non s\u2019intende qui sminuire l\u2019argomento, dal punto di vista elettrotecnico occorre considerare che, sulla linea di contatto, a ogni tipo di tensione corrisponde un ben definito tipo di corrente e viceversa: se \u00e8 continua la tensione, lo sar\u00e0 anche la corrente e lo stesso vale per l\u2019alternata; in pi\u00f9, in questo caso, corrente e tensione di linea hanno per forza la medesima frequenza.<\/p>\n<p>Io sono favorevole al termine pi\u00f9 comprensivo di mezzi <strong><em>polisistema<\/em><\/strong>, dal momento che si parla di <em>sistemi<\/em> di trazione elettrica.<\/p>\n<p>Negli ultimi vent\u2019anni, le politiche a favore dell\u2019integrazione e l\u2019apertura del mercato dei trasporti su rotaia agli operatori internazionali hanno accresciuto l\u2019interesse verso le comunicazioni fra i Paesi membri dell\u2019Unione Europea. La riduzione e, in qualche caso, l\u2019eliminazione dei controlli doganali, prevista dall\u2019Accordo di Schengen, esteso all\u2019Italia nel 1997, hanno eliminato una causa della sosta dei treni alle stazioni di confine. Di conseguenza, i vincoli tecnici che imponevano, alle frontiere, il cambio dei mezzi di trazione e del personale di condotta sono apparsi un ostacolo alla libera circolazione di merci e viaggiatori, e da qui lo sviluppo di treni <em>polisistema<\/em> ha acquisito nuova rilevanza.<\/p>\n<p>In questo scenario, si \u00e8 perso un po\u2019 di vista il fatto che i mezzi <em>polisistema<\/em> sono nati molto prima dell\u2019Unione Europea e non soltanto per le comunicazioni internazionali (come il caso dei lussuosi <strong><em>Trans Europ Express<\/em><\/strong>, dagli anni Sessanta) ma soprattutto per superare i problemi derivanti dalla coesistenza di sistemi diversi di trazione elettrica all\u2019interno di uno stesso Paese.<\/p>\n<p>In Italia, nel periodo della conversione della rete ferroviaria ligure e piemontese dal sistema trifase a quello in continua, le FS realizzarono complessi costituiti da un\u2019elettromotrice ALe 840 e una rimorchiata Lebc 840, equipaggiata di pantografi per la linea bifilare trifase e raddrizzatori di bordo [1]. Questi complessi, in grado di marciare con entrambi i sistemi di trazione elettrica, furono sempre chiamati <strong><em>bicorrenti<\/em><\/strong>. Inoltre, per consentire il transito dei treni di materiale ordinario, merci o passeggeri, nelle stazioni di confine fra i due diversi sistemi di elettrificazione, come ad Alessandria, si impiegarono coppie fisse di una locomotiva a corrente continua e di una trifase, ad esempio una E.626 pi\u00f9 una E.554, che erano dette <em>coppie anfibie<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi l\u2019aggettivo <em>anfibio<\/em> ha un altro significato ed \u00e8 per lo pi\u00f9 usato per quei veicoli, destinati alle manovre o alle attivit\u00e0 di cantiere, in grado di muoversi tanto su rotaia, utilizzando ruote metalliche dotate di bordino, quanto su strada, ovvero pista di asfalto o cemento parallela al binario, grazie ad altre ruote gommate.<\/p>\n<p>Invece, per indicare mezzi di trazione in grado di captare energia elettrica da conduttori di contatto ma dotati anche di propulsore diesel per la marcia autonoma, si usano i termini <strong><em>ibrido<\/em> e <em>bimodale<\/em><\/strong>. Il primo \u00e8 fuorviante e, in campo ferroviario, andrebbe evitato perch\u00e9 nel settore automobilistico esso si riferisce a un tipo di motorizzazione in cui due propulsori, uno termico e uno elettrico, possono essere contemporaneamente attivi, cosa che non avviene su rotaia.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 corretto sembra l\u2019aggettivo <em>bimodale<\/em>, che oltre alle locomotive si riferisce pure ai filobus moderni, dotati di motore diesel per i movimenti in rimessa e per le emergenze. Invero l\u2019aggettivo <em>bimodale<\/em> \u00e8 riferito pure ai carri merci, con tutt\u2019altro significato. Le locomotive <em>bimodali<\/em> sono state rarissime fino a pochi anni fa ma oggi destano un certo interesse, per un segmento del mercato dei trasporti che potremmo definire \u201cdi nicchia\u201d, e meriterebbero una futura pagina della nostra rubrica.<\/p>\n<p>In figura, lo schema di un azionamento degli anni Sessanta per locomotive francesi in grado di marciare sotto linee in c.c. e in c.a.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] F. Spani, \u201cLa trazione elettrica\u201c, vol. 1, Patron, 3<sup>a<\/sup> edizione, 1962.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna &nbsp; Ancora di recente la stampa specializzata ha riproposto una questione terminologica: se i mezzi di trazione in grado di marciare con diversi sistemi di trazione elettrica siano pi\u00f9 correttamente indicati come politensione o policorrente. 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