{"id":5086,"date":"2018-03-04T17:57:42","date_gmt":"2018-03-04T16:57:42","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=5086"},"modified":"2018-03-04T20:08:04","modified_gmt":"2018-03-04T19:08:04","slug":"un-treno-carico-libri-amelie-nothomb-lolandese-ferroviario","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/un-treno-carico-libri-amelie-nothomb-lolandese-ferroviario\/","title":{"rendered":"Un treno carico di&#8230; libri: Amelie Nothomb e &#8220;L&#8217;Olandese ferroviario&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><em>di Simone Farello<\/em><\/p>\n<p>La letteratura, a partire dalla seconda met\u00e0 del \u2018900, si \u00e8 spesso posta il tema della <strong>traduzione<\/strong>. Un romanzo, da certi punti di vista, \u00e8 sempre una traduzione: prende la realt\u00e0 e la trasforma in una storia; prende una cosa vista e vissuta e la trasforma in segno grafico. Ma quando un autore \u00e8 costretto a scegliere in quale lingua scrivere l\u2019atto della scrittura diventa esso stesso una metamorfosi dai tratti particolari, perch\u00e9 \u00e8 sempre allo stesso tempo incompleta e compresente.<\/p>\n<h3><strong>Joseph Konrad: dal polacco al francese, e poi all&#8217;inglese<\/strong><\/h3>\n<p>Il primo esempio di questo affascinante dilemma \u00e8 stato Joseph Konrad: nato polacco scrisse a lungo in francese, la lingua colta della sua nazione, per poi convertirsi definitivamente all\u2019inglese. Un periplo che sembra la linea tracciata sulle ampie mappe di Konrad, <strong>narratore degli spazi oceanici dove il viaggiatore deve comprendere prima di tutto i propri limiti umani<\/strong>. Sino all\u2019estremo dell\u2019alterit\u00e0, quel cuore di tenebra dove l\u2019esplorazione incontra il potere, che rispetto all\u2019alterit\u00e0 \u00e8 la prosecuzione della cultura con altre forme.<\/p>\n<p>Non \u00e8 un caso se gli eredi di Konrad siano spesso scrittori segnati dall\u2019esperienza coloniale: da Amitav Ghosh o Salman Rushdie che devono scegliere tra l\u2019inglese e l\u2019indiano; di Jhon Coetzee che vive la doppia esperienza di colonizzatore e colonizzato; di Agota Kristof che rinuncia alla lingua dell\u2019oppressione, l\u2019ungherese, per rivolgersi alla lingua dell\u2019esilio, lo svizzero francese.<\/p>\n<h3><strong>Am\u00e9lie Nothomb: pensare in ideogrammi<\/strong><\/h3>\n<p>Vi \u00e8 poi una sempre pi\u00f9 numerosa schiera di autori che affrontano la traduzione di una cultura che contiene la sua alterit\u00e0 nell\u2019alfabeto: narratori occidentali che sono cresciuti o hanno deciso di vivere in oriente, in Giappone o in Cina, dove si pensa in ideogrammi. Tra questi Am\u00e9lie Nothomb, un caso davvero singolare. \u00c8 belga, tratto che non manca mai di far rimarcare alle sue protagoniste femminili, citando Poirot e mettendo subito l\u2019accento sulla diversit\u00e0 di un popolo che scrive in francese ma pensa spesso in fiammingo. Ha vissuto a lungo tra Giappone e Cina e da questa esperienza ha tratto <strong>una scrittura composta apparentemente da dialoghi, che in realt\u00e0 compongono sequenze di ideogrammi composti di parole<\/strong>: dei veri e propri ideogrammi in lingua.<\/p>\n<p>Come per\u00f2 insegna il film <em>Lost in Translation<\/em> di Sofia Coppola, uno dei rari prodotti artistici che abbiano saputo rappresentare la fragilit\u00e0 del dialogo nella nostra epoca iper comunicativa, la traduzione non \u00e8 mai completa. Per questo la lettura dei romanzi brevi, brevissimi, della Nothomb pu\u00f2 risultare straniante: quello che si pu\u00f2 scambiare per il virtuosismo e la compiacenza di una scrittrice presuntuosa \u00e8 in realt\u00e0 una faglia, un confine, un bordo. La Nothomb non scrive storie, le traccia. Lo si vede benissimo nella raccolta semi clandestina \u2018<strong>Splendente come una padella<\/strong>\u2019, dove quattro racconti brevissimi, quasi degli haiku in prosa, sono accompagnati dai disegni minuti di Kiki Krevecoeur.<\/p>\n<h3><strong>&#8220;L&#8217;Olandese ferroviario&#8221;<\/strong><\/h3>\n<p>Insieme grafica\/fumetto e narrazione precipitano verso il centro delle pagine, riuscendo a trattenere chi legge queste storie cos\u00ec brevi in istanti dotati di una particolare lentezza.<br \/>\nQuattro ideogrammi, di cui l\u2019ultimo <em>L\u2019esistenza di Dio<\/em> suona letto oggi come la sinistra profezia di una spietata Cassandra; e di cui <em>L\u2019Olandese ferroviario<\/em> rappresenta la chiave di lettura. <strong>Cosa \u00e8 un viaggio in treno, se non la tentazione di conoscere, ascoltare e tradurre l\u2019alterit\u00e0 del viaggiatore che abbiamo davanti a noi?<\/strong> Cosa \u00e8 se non il desiderio di dire s\u00e9 stessi allo sconosciuto che abbiamo di fronte? Lo sanno bene i due protagonisti del racconto: un insegnante della pi\u00f9 morta delle lingue e uno strano olandese che non solo parla in tutte le lingue ma sa indovinare la lingua del suo interlocutore prima che apra bocca.<\/p>\n<p>Spesso la narrativa filosofica di Amelie Nothomb sembra cinica, ma grazie a questi racconti potremo imparare che \u00e8 in realt\u00e0 uno sforzo di comprensione. Faticoso, ma profondamente umano: <strong>una traduzione in cui \u00e8 bello perdersi<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Simone Farello La letteratura, a partire dalla seconda met\u00e0 del \u2018900, si \u00e8 spesso posta il tema della traduzione. Un romanzo, da certi punti di vista, \u00e8 sempre una traduzione: prende la realt\u00e0 e la trasforma in una storia; prende una cosa vista e vissuta e la trasforma in segno grafico. 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