{"id":4834,"date":"2017-12-01T21:19:53","date_gmt":"2017-12-01T20:19:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=4834"},"modified":"2017-12-01T21:19:53","modified_gmt":"2017-12-01T20:19:53","slug":"un-treno-carico-di-libri-verne-e-cortazar-diverse-idee-di-distanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/un-treno-carico-di-libri-verne-e-cortazar-diverse-idee-di-distanza\/","title":{"rendered":"Un treno carico di&#8230; libri: Verne e Cortazar, diverse idee di distanza"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>di Simone Farello<\/em><\/p>\n<h2>Jules Verne, e il pianeta che diventa &#8220;piccolo&#8221;<\/h2>\n<p>Il secolo XIX era alla fine una miniatura delle sue stesse distanze, ed improvvisamente il pianeta divent\u00f2 piccolo. Quando Jules Verne scrive \u2018<strong>Il giro del mondo in 80 giorni<\/strong>\u2019 non deve pi\u00f9 ricorrere alla sua particolare e primordiale idea di fantascienza: Phileas Fogg e il fido Passepartout non hanno bisogno del Nautilus o di addentrarsi sino al centro della terra per avere una scorciatoia con cui vincere la loro scommessa. <strong>Gli basta salire su un treno o su un piroscafo<\/strong>, e solcare continenti ed oceani cavalcando l\u2019ingegno di tecnologie reali, a disposizione solo pagando il biglietto. Nella loro circumnavigazione i due audaci avventurieri ricorrono pi\u00f9 volte alla ferrovia, nel suo tragitto che dissoda e traccia il tragitto dell\u2019industrializzazione con la sua predisposizione per l\u2019abbattimento dei confini, la sua vocazione a fare del globo la propria officina. <strong>Le ferrovie britanniche rendono ai due protagonisti un fondamentale servizio in patria<\/strong> e soprattutto in India, dove la Corona Inglese risplendeva su un Impero che si rifletteva nei cristalli dei vagoni quanto nei gioielli del Gran Moghul. La strada ferrata li conduce ovviamente attraverso le Americhe e, all\u2019inizio della loro impresa, \u00e8 il treno che li accompagna da Parigi a Torino e quindi a Brindisi, il confine di un\u2019Europa ormai votata al carbone, all\u2019acciaio, al locomotore e ad un viaggio che non \u00e8 pi\u00f9 esplorazione ma gioco.<\/p>\n<h2>&nbsp;C&#8217;\u00e8 qualcosa che non \u00e8 mai programmabile: la fantasia dell&#8217;uomo<\/h2>\n<p>Se la <strong>fantascienza<\/strong> gloriosa degli anni \u201950 e \u201960 dovette aspettare la fine del \u2018900 per vedersi smentita e superata da una realt\u00e0 pi\u00f9 adulta e claustrofobica delle ingenuit\u00e0 aliene previste e con tecnologie molto pi\u00f9 sofisticate di qualunque robot pensato da Isaac Asimov; Verne super\u00f2 da solo la sua immaginazione dimostrando che c\u2019\u00e8 un qualcosa che non \u00e8 mai n\u00e9 programmabile n\u00e9 pronosticabile con certezza: <strong>la fantasia dell\u2019uomo<\/strong>. Di Verne, solo l\u2019entusiasmo progressista dovette alla fine risultare inverosimile e sfarinarsi sotto la luce corrosivo della realt\u00e0, quando un viaggiatore meno cerimonioso come Joseph Conrad svel\u00f2 il lato oscuro del viaggiatore giocatore, ovvero la smorfia atroce del tracotante dominatore della tenebra, del colonizzatore.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n<p>Ma sia che i limiti siano quelli della gara contro il tempo e lo spazio o quelli del potere sulle cose e sui popoli, l\u2019alba del \u2018900 rischiara geografie ristrette e velocissime, divorate dalle fuliggini dei transatlantici e da quelle dei locomotori. <strong>Andare lontano non era pi\u00f9 un privilegio<\/strong>, la domanda era se sarebbe diventato noioso. Ma proprio mentre la dimensione concreta del viaggio si rimodellava intorno a quel pendolarismo scintillante che si cominciava a chiamare <strong>turismo<\/strong>; la letteratura deviava su altri binari, compilava orari alternativi, scagliava il raccontare oltre le sue Colonne d\u2019Ercole. Con i suoi Manifesti il surrealismo suggell\u00f2 un nuovo modo di raccontare, lasciando in eredit\u00e0 poche cose da leggere e moltissime cose ancora da scrivere.<\/p>\n<h2>I racconti di Julio Cortazar: un invito a partire<\/h2>\n<p>E\u2019 il caso di <strong>Julio Cortazar<\/strong>, un meraviglioso autore, periodicamente oggetto di meritate quanto evanescenti riscoperte, che scrisse racconti provenienti da un altroquando in cui aveva accesso soltanto lui. I suoi racconti sono il dono di un etnografo dell\u2019inventiva che non ci dar\u00e0 mai le coordinate dei suoi giacimenti, altrimenti smetterebbe di sorprenderci. Cortazar appartiene a quella categoria di <strong>autori che sono di per s\u00e9 un viaggio<\/strong>: nato in Belgio, da genitori argentini, si mosse tra l\u2019Europa e l\u2019America Latina con il linguaggio ed il corpo e infine dimostr\u00f2 che per recuperare la possibilit\u00e0 della lontananza sono sufficienti una penna, della carta ed una scrivania.<\/p>\n<p>\u2018<strong>Il Giro del Mondo in 80 Mondi<\/strong>\u2019, scritto nel 1967, pubblicato una prima volta in Italia da Alet nel 2006, torna nelle librerie grazie alle edizioni Sur senza aver perso nulla della sua capacit\u00e0 di ipnosi e straniamento. Non \u00e8 n\u00e9 un romanzo n\u00e9 una raccolta di racconti, anche se contiene dei racconti: \u00e8 una miscellanea di scritti, immagini, appunti; una scrivania piena di sorprese per i lettori. Proprio come il treno crea le citt\u00e0, la scrittura di Cortazar crea i mondo posandoci sopra il suo inchiostro. La scrittura di Cortazar \u00e8 colorata, mai dolente, spesso conturbante, quasi sempre attraversata da una vena di inquietudine che costringe il lettore a guardarsi alle spalle, come se fosse stato avvertito di qualcosa di cui non si era accorto. Ed \u00e8, soprattutto, <strong>un invito a fare le valigie e a partire<\/strong>, senza sapere di preciso dove andare ma sapendo che c\u2019\u00e8 da qualche parte un mondo su 80 che potrebbe essere quello che stavamo cercando. Fogg e Passepartout vincono la loro scommessa sul filo di un fuso orario, a Cortazar non interessa vincere ma esclusivamente scommettere: un racconto dopo l\u2019altro, come una puntata in fila ad un\u2019altra o, come lui avrebbe preferito, come un round dopo l\u2019altro. <strong>Verne raccont\u00f2 una partita, Cortazar ci racconta un gioco in cui l\u2019unica regola \u00e8 leggere e stupirsi<\/strong>, senza aver mai paura, altrimenti puoi smarrire qualcosa di importante, come in quel gioiello per lettori che \u00e8 \u2018La stagione della mano\u2019. Perch\u00e9 dopo aver letto gli 80 mondi di Cortazar penserete solo ad una cosa: all\u2019ottantunesimo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; di Simone Farello Jules Verne, e il pianeta che diventa &#8220;piccolo&#8221; Il secolo XIX era alla fine una miniatura delle sue stesse distanze, ed improvvisamente il pianeta divent\u00f2 piccolo. 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