{"id":3281,"date":"2016-06-10T18:40:20","date_gmt":"2016-06-10T16:40:20","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=3281"},"modified":"2016-06-10T18:40:20","modified_gmt":"2016-06-10T16:40:20","slug":"il-treno-nella-storia-la-ferrovia-della-val-dorba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-la-ferrovia-della-val-dorba\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; La ferrovia della Val d\u2019Orba"},"content":{"rendered":"<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Quando, da bimbo, andavo per le vacanze estive in una frazione di Castelletto d\u2019Orba (AL), <strong>sentivo talora parlare della \u201cStazione di Castelletto\u201d<\/strong>. Sebbene povero di nozioni tecniche, associavo l\u2019idea di una stazione a quella dei treni, e perci\u00f2 non comprendevo come si potesse chiamare cos\u00ec un luogo in cui non c\u2019era alcuna traccia di binari. Infatti, avevo l\u2019occasione di vedere il sito in parola allorch\u00e9, per recarci in citt\u00e0, utilizzavamo una corriera che da San Cristoforo, passando per il nostro paesino, recava alla \u201cStazione di Castelletto\u201d, dove si trovava coincidenza con i veloci bus extraurbani della linea Ovada \u2013 Novi. Questa \u201cStazione\u201d era <strong>un fabbricato posto in aperta campagna<\/strong>, lungo la strada provinciale e lontano dall\u2019abitato, con un bar al piano terreno e una piazzola nella quale avveniva lo scambio dei viaggiatori fra le due autolinee, gestite dalla medesima societ\u00e0 ARFEA.<\/p>\n<p>Soltanto molti anni dopo seppi che effettivamente, in quella \u201cStazione\u201d, ci erano passati i treni. La storia inizia con l\u2019apertura al servizio commerciale della ferrovia Torino \u2013 Genova, passante per Novi (1854). <strong>I paesi del circondario iniziarono a studiare la possibilit\u00e0 di collegarsi efficacemente a Novi Ligure<\/strong>, anche per poter raggiungere Genova col treno anzich\u00e9 a dorso di mulo. L\u2019idea di una tranvia a cavalli tra Ovada e Novi risale addirittura al 1855 [1] ma soltanto nel 1875 fu istituito un servizio di carrozze su strada fra i due centri, esteso l\u2019anno successivo ad Alessandria. Il buon esito di questi collegamenti spinse le autorit\u00e0 locali a chiedere nel 1879 la concessione per la costruzione e l\u2019esercizio di una ferrovia Ovada \u2013 Novi, la quale fu approvata con decreto ministeriale l\u2019anno dopo. In assenza di particolari difficolt\u00e0 di costruzione, essendo la zona pressoch\u00e9 pianeggiante, la linea pot\u00e9 essere aperta gi\u00e0 nel 1881. Sei anni dopo si inaugur\u00f2 la breve diramazione Basaluzzo \u2013 Frugarolo.<\/p>\n<p>Per comprendere l\u2019importanza, in quell\u2019epoca, della ferrovia della Val d\u2019Orba, va considerato che il collegamento ferroviario diretto fra Ovada e Genova, attraverso la galleria del Turchino, fu attivato soltanto nel 1894.<\/p>\n<p>Dei 23 km di binario a scartamento normale tra Ovada e Novi, <strong>soltanto 7 km correvano in sede propria<\/strong>, poich\u00e9 i restanti utilizzavano la sede di una strada preesistente; perci\u00f2 l\u2019impianto doveva avere le caratteristiche di una tranvia pi\u00f9 che di una ferrovia. Anche le piccole locomotive a vapore erano, in parte, di tipo tranviario, cio\u00e8 cabinate come il famoso \u201cGamba de legn\u201d milanese. La linea era raccordata alla rete principale, pi\u00f9 che altro per il servizio merci, a Novi Ligure e alla stazione di Ovada Nord, vicina al terminale della tranvia che fu fissato in piazza Castello. Nei pressi si impiant\u00f2 anche un rimessa per i rotabili, ancora esistente e qui ripresa nella foto di Angelo Malaspina; curiosa \u00e8 la presenza della staccionata in cemento tipo FS.<\/p>\n<p>La rimessa rappresenta uno dei pochi manufatti della tranvia ancora visibili. Lungo il percorso, oltre alle stazioni di Silvano d\u2019Orba, Pratalborato, Capriata d\u2019Orba e Basaluzzo, vicine ai rispettivi paesi, vi erano altri punti di fermata che per\u00f2, come quello gi\u00e0 citato di Castelletto, erano distanti dall\u2019abitato. Nonostante la lentezza del collegamento (in tempo di neve, nel 1946, un treno impieg\u00f2 24 ore da un capolinea all\u2019altro, come riferisce lo storico ovadese Gino Borsari [2]),<strong> il trenino ebbe un buon successo<\/strong>. Per incrementare la velocit\u00e0 commerciale, nel 1940 alle locomotive a vapore furono affiancate cinque nuove automotrici diesel del tipo ALn 56 FIAT, simili a quelle fornite alle FS pochi anni prima.<\/p>\n<p><strong>Dopo la guerra, assai breve fu la sopravvivenza della ferrovia Basaluzzo \u2013 Frugarolo<\/strong>, chiusa gi\u00e0 nel 1948. Pi\u00f9 felice destino avrebbe meritato la Ovada \u2013 Novi, che nei decenni precedenti s\u2019era giovata di bilanci d\u2019esercizio migliori di altre linee consimili dei territori circostanti, e che poteva contare su un bacino di traffico interessante. Purtroppo, nel 1953, la soppressione giunse anche per la Ovada \u2013 Novi e i treni cedettero il posto alle corriere della Societ\u00e0 Autotrasporti Alessandrini (S.A.A.). Le principali cause della chiusura vanno ricercate nel mancato ammodernamento delle infrastrutture e nella promiscuit\u00e0 della sede ferroviaria con quella stradale: la rimozione dei binari, infatti, consent\u00ec l\u2019allargamento della strada, intervento reso allora opportuno dalla crescita del traffico su gomma.<\/p>\n<p>Ancora oggi, ogni tanto, nella stampa locale fa capolino <strong>la nostalgia per il trenino della Val d\u2019Orba<\/strong>. Il rimpianto per una ferrovia che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 \u00e8 condivisibile da tutti gli appassionati delle rotaie; ma, nello specifico, bisogna riconoscere che un ritorno del treno fra Ovada e Novi \u00e8 davvero un\u2019utopia. La vecchia sede del binario \u00e8 occupata dalla provinciale e, tra Basaluzzo e Novi, lo sviluppo urbanistico ha occupato ogni area attigua, sicch\u00e9 l\u2019ingresso in questa citt\u00e0 di un ipotetico nuovo binario porrebbe grandi difficolt\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>RINGRAZIAMENTI<\/p>\n<p>Ringrazio Angelo Malaspina per l\u2019immagine della rimessa SAFVO di Ovada e la documentazione utilizzata nella presente pubblicazione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] C. Bozzano, R. Pastore, C. Serra, \u201cLa Freccia del Turchino\u201d, La Compagnia dei librai, 1999.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[2] Articolo n. 28, \u201cVoce Fraterna\u201d, aprile 1971.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna &nbsp; Quando, da bimbo, andavo per le vacanze estive in una frazione di Castelletto d\u2019Orba (AL), sentivo talora parlare della \u201cStazione di Castelletto\u201d. 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