{"id":2054,"date":"2015-08-13T17:20:21","date_gmt":"2015-08-13T15:20:21","guid":{"rendered":"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/?p=2054"},"modified":"2015-08-13T17:20:21","modified_gmt":"2015-08-13T15:20:21","slug":"il-treno-nella-storia-un-ricordo-delle-vecchie-breda","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/il-treno-nella-storia-un-ricordo-delle-vecchie-breda\/","title":{"rendered":"Il Treno nella Storia &#8211; Un ricordo delle &#8220;vecchie Breda&#8221;"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" class=\"alignleft  wp-image-2055\" src=\"http:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335.jpg\" alt=\"ALn556_2335\" width=\"437\" height=\"479\" srcset=\"https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-274x300.jpg 274w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-384x420.jpg 384w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-696x761.jpg 696w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-768x840.jpg 768w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-936x1024.jpg 936w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335-1068x1168.jpg 1068w, https:\/\/www.superbadlf.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/ALn556_2335.jpg 2118w\" sizes=\"(max-width: 437px) 100vw, 437px\" \/><\/p>\n<p><em>di Marco Galaverna<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Notizia dello scorso giugno: <strong>la Fondazione FS recupera due \u201clittorine\u201d degli anni Trenta, per ripararle e inserirle nel parco dei treni storici<\/strong>. Si tratta di due automotrici Diesel ALn 556 FIAT, che raggiungeranno un\u2019altra ALn 556 preservata, gi\u00e0 presente nella flotta d\u2019epoca, per\u00f2 di tipo differente in quanto di costruzione Breda. La notizia ci d\u00e0 lo spunto per ricordare questi mezzi caratteristici, accomunati in uno stesso Gruppo ma distinti in due serie piuttosto diverse fra loro.<\/p>\n<p>Le <strong>\u201cvecchie Breda\u201d<\/strong> sono le automotrici ALn 556.2201-2340, costruite in 140 unit\u00e0 fra il 1938 e il 1940, e rappresentano una tappa importante nell\u2019evoluzione dei mezzi leggeri.<\/p>\n<p>Negli anni Trenta la preferenza tra il motore a scoppio alimentato a benzina e il motore Diesel alimentato a nafta, per la trazione ferroviaria, era ancora incerta e alle aziende nazionali le FS affidarono la costruzione di automotrici di entrambi i tipi.<\/p>\n<p>Nel 1935 la Breda consegn\u00f2 dieci automotrici, poi immatricolate ALn 56.2000, <strong>le prime col motore Diesel<\/strong>, che risultarono per vari aspetti superiori a tutti i modelli precedenti. Ulteriori miglioramenti portarono alle citate ALn 556.2200, con le quali fu introdotto il comando multiplo: due automotrici accoppiate venivano, come oggi, condotte da un\u2019unica coppia di agenti dalla cabina in testa al treno. Da allora la scelta del propulsore Diesel, per le automotrici termiche, divenne definitiva.<\/p>\n<p>In origine, ogni ALn 556.2200 era fornita di due motori Breda\/AEC, per una potenza complessiva di 190 kW e una velocit\u00e0 massima di 140 km\/h [1]. <strong>Durante la guerra, per la carenza di combustibili, queste macchine furono ritirate dal servizio e variamente danneggiate<\/strong>. Dopo il 1945, si approfitt\u00f2 della ricostruzione per introdurre importanti migliorie a tutte le \u201cBreda\u201d: i motori d\u2019origine furono sostituiti con due propulsori D.17 da 230 kW complessivi, ne fu migliorato il raffreddamento spostando i radiatori dal frontale alla fiancata e fu modificata la trasmissione, pur conservando il cambio meccanico Wilson, riducendo la velocit\u00e0 a 120 km\/h. In pi\u00f9, al posto dei piccoli paraurti originali, tipici delle automotrici d\u2019anteguerra, fu montata una traversa di testa con veri respingenti. Nelle riparazioni postbelliche, nessun altro gruppo di automotrici fu oggetto di una ristrutturazione cos\u00ec importante e ci\u00f2 suggerisce la buona reputazione di cui godevano queste macchine.<\/p>\n<p>Esse, peraltro, erano le <strong>prime automotrici a presentare linee e dimensioni pienamente ferroviarie<\/strong>, mentre i tipi precedenti <strong>non si allontanavano dall\u2019idea della carrozza motorizzata o dell\u2019autobus su rotaia<\/strong>, essendo addirittura dotati, in qualche modello, di una sola cabina di guida, cosa che rendeva il mezzo unidirezionale. Notevole era anche l\u2019estetica, grazie a una cassa piacevolmente filante, priva di chiodature e coprigiunti, che caratterizzavano invece i modelli FIAT.<\/p>\n<p>La riduzione di velocit\u00e0 confer\u00ec alle \u201cvecchie Breda\u201d apprezzate doti di scalatrici. Cos\u00ec, nel dopoguerra, le vediamo assegnate ai Depositi di Bolzano, Merano, Fabriano, Roma San Lorenzo, Sulmona e Benevento, questi ultimi a capo di impegnative linee di montagna. In particolare, sulle linee Terni \u2013 Sulmona, Sulmona \u2013 Isernia e Benevento \u2013 Termoli esse affrontavano i tracciati pi\u00f9 impervi della rete appenninica, con pendenze fino al 35 per mille, (come ai Giovi!) sul valico di Sella di Corno.<\/p>\n<p>Incalzate dalle pi\u00f9 moderne ALn 668, a partire dagli anni Settanta il raggio d\u2019azione delle \u201cvecchie Breda\u201d si riduce all\u2019Appennino centro \u2013 meridionale e quando, nell\u2019estate 1980, terminano i servizi regolari sulla Terni \u2013 Sulmona, tutte le unit\u00e0 atte al servizio vengono concentrate a Benevento. Qui restano disponibili per servizi di riserva ma procedono le radiazioni e le demolizioni; <strong>le ultime unit\u00e0 sono formalmente radiate nel 1983<\/strong>. Sopravvivono oggi due esemplari di ALn 556 Breda: la 2312, non funzionante, \u00e8 al museo di Pietrarsa mentre la 2331 \u00e8 stata acquisita dalla Fondazione FS per l\u2019effettuazione di treni storici.<\/p>\n<p><strong>L\u2019unico viaggio che mi capit\u00f2 di fare su queste automotrici fu nel 1977, fra Rieti e Terni<\/strong>; l\u2019immagine qui inserita fu ripresa proprio in quell\u2019occasione, nella stazione di Rieti. Le ALn 556 avevano i motori all\u2019interno delle cabine di guida, che quindi risultavano molto <strong>rumorose<\/strong>. In cabina, i due agenti prendevano posto uno a destra e uno a sinistra del cofano motore e un macchinista mi raccont\u00f2 che, col treno in marcia, occorreva gridare per sentirsi. Ma, per ci\u00f2 che rammento da quel viaggio, anche nell\u2019ambiente viaggiatori il rumore dei motori restava forte: diverso dal ronzio dei mezzi Diesel attuali e pi\u00f9 simile a quello di un elicottero o di un trattore agricolo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[1] M. Cruciani, \u201cIl tempo delle Littorine\u201d, ETR, 1987.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Galaverna &nbsp; Notizia dello scorso giugno: la Fondazione FS recupera due \u201clittorine\u201d degli anni Trenta, per ripararle e inserirle nel parco dei treni storici. Si tratta di due automotrici Diesel ALn 556 FIAT, che raggiungeranno un\u2019altra ALn 556 preservata, gi\u00e0 presente nella flotta d\u2019epoca, per\u00f2 di tipo differente in quanto di costruzione Breda. 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