DI VALENTINA BOCCHINO
Seconda e, per ora, ultima puntata del nostro speciale sui “treni fantastici” e dove trovarli. Mentre nello scorso numero ci siamo soffermati sulle stazioni ferroviarie di Londra, protagoniste di innumerevoli opere di fantasia, da “Harry Potter” di Joanne K. Rowling a “L’importanza di chiamarsi Ernesto” di Oscar Wilde, questa volta, cambiamo continente e voliamo in un’altra delle mie mete del cuore, il Giappone.
Come già scritto in un articolo pubblicato in precedenza, il rapporto dei giapponesi con il trasporto pubblico è molto stretto: treni e metro sono i mezzi più usati per spostarsi e a Tokyo ci sono alcune stazioni a Tokyo – come quella di Shinjuku – che superano i 3,5 milioni di passeggeri al giorno. Non è difficile trovare nei centri commerciali angoli dedicati allo shopping ferroviario: si va dalle riviste di settore a oggetti usati tra cui cartelli, cappelli e uniformi da ferroviere, gadget di ogni tipo. E nelle grandi città, con diversi livelli di viabilità sopraelevata, sembra proprio che l’elemento ferroviario sia sempre presente.
Di conseguenza, il treno è un elemento anche molto presente nelle opere di fantasia giapponesi. La nostra Elisabetta Spitaleri, nella sua rubrica di cinema, ci ha già parlato di “Bullet train”, adattamento cinematografico, con Brad Pitt, del romanzo “I sette killer dello Shinkansen” scritto da Kōtarō Isaka nel 2010. Sia film sia libro hanno un ritmo mozzafiato: l’azione è ambientata su un treno partito da Tokyo e lanciato a trecento all’ora nella campagna giapponese. In una delle carrozze si nasconde una valigia piena di soldi, e sul convoglio ci sono sette assassini pronti a entrare in azione, con un meccanismo narrativo in cui tensione e adrenalina si susseguono fino all’ultimo colpo di scena.

E che dire dei libri di Murakami Haruki, scrittore giapponese famosissimo anche in Italia? In “Norwegian wood”, il primo grande successo letterario dell’autore risalente al 1987, i due protagonisti si incontrano casualmente sulla linea ferroviaria JR Chūō e decidono di scendere alla stazione di Yotsuya (Shinjuku-ku), girovagando senza una meta precisa. Nel libro si racconta la storia del giovane Tôru che, a Tôkyô per studiare, incontra una vecchia amica dei tempi del liceo, Naoko. I due cominciano a frequentarsi e cresce in lui un sentimento di amore per la ragazza, reso più intenso dalla evidente fragilità psichica di lei. Nel frattempo Tôru incontra anche Midori, una ragazza ottimista e vitale, e capisce non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.
Sul filone degli incontri in treno si ritrova anche il manga “Nana”, scritto e disegnato da Ai Yazawa, da cui è stato tratto un anime che in Italia è stato trasmesso da Mtv, e che oggi si può rivedere su Netflix. La storia non avrebbe mai avuto inizio se le due giovani – dallo stesso nome (Nana) ma con due caratteri molto diversi – non si fossero incontrate per caso sullo stesso treno, dirette a Tokyo dove hanno deciso di trasferirsi, una per raggiungere il fidanzato, l’altra per diventare famosa con la sua rock band. Da qui partiranno le loro avventure, pubblicate in Italia in ben 42 volumi dal 2002 al 2009.

Parlando di fantasia e Sol Levante non può non venire in mente Hayao Miyazaki, illustre esponente dell’animazione giapponese, forse uno dei più conosciuti all’estero. Una delle scene più iconiche del suo film “La città incantata” (2001) si svolge proprio su un treno. Catapultata nel mondo degli spiriti in un grande complesso di bagni pubblici con una clientela a dir poco bizzarra, la giovanissima Chihiro alla fine compie un lungo viaggio verso il ritorno alla normalità proprio a bordo di un treno che sembra viaggiare in mare, sul pelo dell’acqua. Accanto a lei altri spiriti che scendono gradualmente su varie banchine sperdute in mezzo al mare, fino a quando la bambina non arriverà finalmente a casa. Un viaggio silenzioso, tranquillo, quasi nostalgico e malinconico, in cui la colonna sonora di Joe Hisaishi diventa cornice fondamentale, mentre Chihiro guarda allontanarsi nella notte ormai incombente quel mondo così strambo.
Un altro lungometraggio animato da non perdere, poetico e intenso, è “Your name” (2016) di Makoto Shinkai: Mitsuha, una studentessa di campagna, e Taki, un ragazzo di Tokyo, scoprono di potersi misteriosamente scambiare i corpi. Dopo lo smarrimento iniziale, imparano a comunicare e ad aiutarsi a vicenda nelle rispettive vite. Con il passare del tempo, tra i due nasce un legame profondo che va oltre lo spazio e il tempo, ma un evento inatteso metterà alla prova la loro connessione e il destino stesso delle loro esistenze. Per cercare Mitsuha, Taki si metterà in viaggio con i suoi amici e, ovviamente, non mancheranno i treni. Una storia sul potere dell’amore, della memoria e dei fili invisibili che uniscono le persone.

Forse è proprio questo il fascino dei treni giapponesi, reali o immaginari che siano: la capacità di farsi metafora del viaggio interiore, del cambiamento, del tempo che scorre in silenzio tra una stazione e l’altra. Nei manga, nei romanzi o nei film, il treno non è solo un mezzo di trasporto ma un luogo sospeso, dove i destini si incrociano, le anime si sfiorano e, talvolta, si ritrovano. Che sia lo Shinkansen lanciato a trecento all’ora, la carrozza malinconica di Miyazaki o un convoglio affollato che attraversa Tokyo, il treno resta un simbolo potente dell’immaginario giapponese. E forse del nostro desiderio universale di partire, per poi, in un modo o nell’altro, tornare a casa.