DI GABRIELLA TONAN

Dalla pianura alla montagna, in luoghi boscosi o cespugliosi, ecco il mughetto altrimenti chiamato “il giglio delle valli”.

La sua nascita viene ricordata con l’intervento di una fata. Un usignolo incontrò una rondine e subito furono attratti l’uno all’altra con amore profondo; trascorsero tutta l’estate assieme ma, allo scadere della bella stagione, la rondine disse all’usignolo che avrebbe dovuto partire ma gli promise che sarebbe tornata e lasciò in pegno tre piume bianche. L’usignolo, però, si rattristò molto e da quel giorno non cantò più: tutto il bosco cadde in un silenzio spettrale e il giorno che passò da quelle parti una fata, subito si accorse di questo silenzio. Chiese qua e là il motivo e venne a conoscenza della storia. Allora cercò l’usignolo e lo esortò a tranquillizzarsi: il suo amore sarebbe tornato e quale miglior cosa sarebbe stata di accoglierlo con il suo melodioso canto? Sebbene rinfrancato, l’usignolo non era ancora convinto, così la fata si fece dare le tre piume e le trasformò in una piantina che, a primavera, sarebbe sbocciata segnalando all’usignolo il ritorno del suo amore.

Il mughetto compare anche nell’Odissea quando Ulisse, per propiziarsi l’amicizia di Mercurio, gli regala tre rametti della piantina. Più tardi, a metà del XVI° secolo, Carlo IX avviò la consuetudine di regalare a corte un rametto della nostra piantina quale segno di fortuna e prosperità. Infine, ai giorni nostri, lo stilista Christian Dior preparò una collezione di abiti per un defilé a Parigi aggiungendo su ogni capo un rametto di mughetto come tocco finale. Saggezza contadina: il suo intenso profumo è spesso usato nelle saponette, in bagnoschiuma e come profumatore di ambienti.

Attenzione! La pianta è molto velenosa ed il “fai da te” è del tutto sconsigliato. In fitoterapia: la droga è di fatto tutta la piantina e offre come principii attivi glicosidi, cardioattivi, saponine. Le proprietà sono cardiotoniche ma l’ingestione di foglie o bacche o semplicemente bere l’acqua dove è stata immersa la piantina provocano avvelenamento. I sintomi sono: nausea, diarrea, vertigini, ipersecrezione urinaria, stordimento e arresto cardiaco.