DI MARCO GALAVERNA
La figura a corredo della presente pagina è ricavata da una vecchia stampa francese, più volte pubblicata, ad esempio nel libro [1], che ritrae l’interno di una cabina sopraelevata, dalla quale i deviatori manovrano scambi e segnali.
Vari pittori e disegnatori dell’Ottocento scelsero treni e stazioni quali oggetti delle proprie opere e, com’è probabile, non essendo anche ferrovieri, se riuscivano a riprodurre correttamente i dettagli tecnici ciò si doveva al fatto che copiavano le scene dal vivo, cioè lavoravano, si dice, “en plein air”.
Questa condizione rende interessanti le opere d’arte anche dal punto di vista della testimonianza storica, poiché alcune possono essere realistiche quasi come fotografie.
Nella figura che ho riprodotto a mano, copiata dalla stampa, si legge capovolto il nome della cabina, “La Chapelle – Horloge”, e si vede una tavola, in basso a sinistra, che porta una scritta di servizio in cui compaiono i nomi Chantilly e Pontoise. Individuare con precisione la data e il luogo della scena raffigurata non è facile. Tuttavia, La Chapelle è una zona di Parigi, nella quale passano binari ferroviari, e che oggi dà il nome a due fermate delle linee metropolitane; esistono in Francia anche altre località chiamate La Chapelle, ma senza stazione. Chantilly è una cittadina raggiungibile in treno, dalla Gare du Nord di Parigi, in mezz’ora di viaggio e Pointoise è una città un poco più lontana, collegata alla Gare Saint-Lazare. Tanti indizi non fanno una prova però è ragionevole pensare che l’oggetto della figura sia proprio una cabina del grande nodo ferroviario parigino.
Alte quasi quanto un uomo, per le loro dimensioni le quattordici leve nella sinistra dell’immagine sono certamente utilizzate per il comando meccanico a distanza di deviatoi: si tratta quindi di un tipo d’impianto che in Italia è detto Apparato Centrale Meccanico (ACM), scomparso dalla rete FS ma non del tutto sulle ferrovie “in concessione”. Le manovelle sulla destra servono invece alla manovra dei segnali.
Negli ACM originali, la manovra centralizzata da una cabina di tutti gli enti, cioè deviatoi, segnali ad ala o a disco ed eventualmente passaggi a livello, avveniva con trasmissioni meccaniche, realizzate tramite catene, funi d’acciaio o tiranti rigidi, senz’alcun impiego dell’elettricità. Le condizioni di sicurezza erano ottenute tramite una serratura centrale in grado di vincolare opportunamente fra loro le leve. La manovra dei deviatoi era faticosa, poiché, oltre all’inerzia degli aghi, il deviatore doveva, con la forza delle proprie braccia, vincere tutti gli attriti.
L’evoluzione tecnologica portò in un primo tempo ad apparati, per così dire, ibridi, nei quali era mantenuto il comando meccanico a distanza degli scambi ma la manovra dei segnali era divenuta elettrica, cosa che agevolava il controllo dei segnali stessi, in molti casi non più meccanici ma luminosi. Gli ultimi grandi impianti di questo tipo in Italia, che potei vedere ancora funzionanti negli anni ’90, furono quelli di Milano Cadorna e di Saronno (VA), sulla rete FNM.
Apparati Centrali Meccanici con trasmissioni flessibili, di minori dimensioni e situati non all’interno di cabine ma sul marciapiedi del fabbricato viaggiatori, esistono ancora su varie linee a scartamento ridotto, 950 mm, della Sardegna e del Meridione (Ferrovie Appulo Lucane, Ferrovie della Calabria), e forse anche altrove, ma è difficile determinare se ve ne siano alcuni regolarmente in funzione, perché queste linee sono in parte utilizzate soltanto per sporadici treni turistici, in parte chiuse in attesa di un incerto destino ed altre sospese per lavori di ammodernamento.
In ambito FS, l’ultima linea che conservò le stazioni attrezzate con antichi Apparati Centrali Meccanici fu la Monza – Molteno – Oggiono, che peraltro, prima di essere incorporata nella rete FS nel 1954, dalla precedente Gestione Commissariale Governativa, era stata realizzata ed esercita da società private.
Concludiamo con una digressione linguistica. La parola francese “aiguillage” di solito, nel settore ferroviario, è tradotta in “deviatoio” ma il termine “aiguillage” indica un’azione oltre che un oggetto, perciò si potrebbe intendere anche come “manovra di un deviatoio”. Infatti, il deviatore, cioè la persona addetta alla manovra degli scambi, in francese si dice “aiguilleur”. Quella che da noi era denominata “cabina scambi”, che non sempre coincideva con un posto di blocco nelle località con più cabine (ad esempio, Novi San Bovo), in francese si dice “poste d’aiguillage”, cioè letteralmente posto da cui si manovrano i deviatoi.
[1] “Au coeur des trains”, Hachette Collections, 2003, pag. 97.