DI MARCO GALAVERNA
Nel maggio 2024 dedicammo la pagina della nostra rubrica ai ponti ferroviari metallici, di cui abbiamo significativi esempi nel nodo di Genova, rimandando ad altra occasione il più specifico argomento del varo dei manufatti.
La prima distinzione riguarda il luogo di costruzione degli elementi che, una volta uniti, costituiscono il ponte: gli elementi possono essere costruiti fuori opera, e poi trasportati nel sito per l’assemblaggio, oppure in opera, realizzati cioè nel sito finale del ponte.
Nel secondo caso, si predispone un’incastellatura provvisoria di servizio, sulla quale le travate metalliche vengono direttamente realizzate mediante bullonatura, saldatura o, specialmente in passato, chiodatura. Al termine dei lavori, quando è possibile sistemare definitivamente le travate sugli apparecchi d’appoggio, l’incastellatura provvisoria viene rimossa. Questa soluzione è adatta alla realizzazione di ponti per tracciati nuovi oppure quando è possibile deviare, per il tempo necessario, la linea ferroviaria su un tracciato provvisorio; altrimenti, per quanto semplice ed economica, essa comporta tempi troppo lunghi di interruzione del servizio.
Quando è necessario sostituire un ponte in esercizio, si preferisce invece realizzare il manufatto fuori opera, onde limitare al minimo l’interruzione della linea ferroviaria. Realizzare le travate all’interno di un’officina è vantaggioso perché le lavorazioni avvengono in un ambiente controllato; naturalmente occorre pianificare in dettaglio il trasporto delle travate dall’officina al luogo della messa in opera.
Il varo del manufatto preassemblato può essere trasversale oppure longitudinale (detto “di punta”) o anche “dal basso”.
Nel primo caso, a lato delle travate da sostituire si allestisce un ponte provvisorio, sul quale si posano le travate nuove, complete di binari; anche dal lato opposto si predispone una struttura di appoggio, destinata ad accogliere le travate vecchie. Dopodiché è sufficiente un breve intervallo nella circolazione dei treni (qualche ora, o un giorno) per spostare di lato, sul ponte di servizio, le vecchie travate e, contemporaneamente, traslare quelle nuove nel sito finale. Per lo spostamento delle due strutture si possono impiegare carrelli a rulli, azionati da argani e funi. La sistemazione degli apparecchi di appoggio definitivi può anche avvenire in un secondo tempo, durante ulteriori brevi sospensioni della circolazione.
Talora il varo trasversale non è possibile, per mancanza di spazio libero ai due lati del ponte da sostituire, oppure è oneroso per l’entità del dislivello da superare o, se presenti, per il regime delle acque in cui si dovrebbero alzare le pile provvisorie. In questi casi si predispone un varo di punta, che è di per sé più complesso e tendenzialmente evitato per i ponti a campata unica: le travate, posate sul piano di campagna di una delle due sponde, vengono fatte avanzare longitudinalmente verso il sito definitivo mediante argani e un falcone montato sulla sponda opposta. Nel settore della carpenteria, il “falcone” è un apparecchio di sollevamento utilizzato per la movimentazione di strutture pesanti. Il varo di punta richiede attenti calcoli per verificare la statica del manufatto che, nelle fasi transitorie, può trovarsi con un’estremità sospesa nel vuoto.
Infine, quando l’area sotto il ponte è di facile accessibilità o addirittura, come si dice, “cantierabile”, si può ricorrere al varo dal basso: il manufatto viene portato o assemblato sul terreno sotto il previsto tracciato e poi, con gru telescopiche o a traliccio, innalzato per la posa sulle pile già esistenti.
Nella foto, il nuovo ponte ferroviario sul torrente Polcevera, della linea Genova – Savona, inaugurato nel 2011 e costituito da due campate metalliche da 80 metri e una da 25; esso segue in parte un tracciato leggermente discosto da quello originale, perciò una porzione della vecchia sede risulta ancora visibile. Infatti nell’immagine si osservano sia una pila nuova sia, in secondo piano, una di quelle vecchie, in mattoni.