Il Treno nella Storia – Vestigia del passato a Sturla

2019-10-13T18:12:44+00:0013 Ott 2019|

di Marco Galaverna

 

Tra Brignole e Nervi, la ferrovia Genova – Chiavari, inaugurata a binario unico nel 1868 e prolungata alla Spezia sei anni dopo, seguiva un percorso diverso da quello di oggi; la parte iniziale è indicata in rosso nella figura soprastante.

La galleria San Martino, il cui imbocco lato Brignole, in località Terralba, è quello tuttora in esercizio per il binario pari, terminava a una quota inferiore rispetto all’odierna sede ferroviaria e più vicino al mare. Quindi, con un’ampia curva il binario si portava sotto piazza Sturla, dove era situata l’omonima fermata: se ne può vedere una fotografia a pag. 12 nel libro [1]. Di qui, verso levante la strada ferrata proseguiva in rettifilo lungo l’attuale via dei Mille, affiancata lato mare alla via Aurelia dell’epoca, su un viadotto non più esistente che superava la foce del torrente Sturla per dirigersi nella zona del largo Gaslini.

Fino al 1926, il torrente segnò il confine tra il Comune di Genova e quello di Quarto. Infatti, Sturla non fu mai comune autonomo in quanto il suo territorio era diviso fra i Comuni di San Martino di Albaro e San Francesco di Albaro, soppressi e annessi a Genova nel 1874.

All’inizio del Novecento, le FS avviarono il raddoppiamento della linea Genova – La Spezia e, partendo da Brignole, decisero di posare un secondo binario accanto a quello esistente. Ma, fra Sturla e Quarto, ciò avrebbe penalizzato la viabilità stradale e reso difficoltoso un eventuale allargamento della via Aurelia. Perciò il Comune di Genova indusse le FS a progettare un raddoppio a monte, fuori sede, che fu attivato nel 1915.

Una nuova galleria a binario unico fu realizzata all’uscita di Brignole, parallela a quella preesistente. Da un punto intermedio di quest’ultima prese corso il nuovo tracciato a doppio binario, indicato in verde nella Figura 1, che uscito allo scoperto raggiunge l’odierna fermata di Sturla, entra nella breve galleria Rossi, supera in viadotto il torrente e si dirige, attraverso due ulteriori gallerie, a Quarto. La metà di levante della vecchia galleria San Martino fu quindi abbandonata.

Pochissimo resta della linea originaria. L’area in cui si trovava la prima fermata di Sturla, di cui nulla è sopravvissuto, corrisponde alla rampa di via Chighizola (Figura 2).

Nell’adiacente piazza Cadevilla, sono sorprendentemente rimaste in piedi tre arcate dell’antico tracciato ferroviario (Figura 3).

Questo, verso il centro città, proseguiva sull’asse dell’attuale via Sclopis, strada carrabile, senza sbocco, che coincide con la sede dello scomparso binario.

Difatti, in fondo a via Sclopis, esiste ancora il portale della primitiva galleria San Martino. Oggi esso si trova all’interno di un’area privata ed è in piccola parte usato come magazzino da un esercizio commerciale della zona. Se ne possono vedere interessanti immagini nel sito internet [2]. Qualche anno fa, la parte di galleria abbandonata, priva del binario, è stata percorsa e fotografata da un gruppo speleologico, fino al muro che la chiude e la separa dal camerone in cui corrono i binari in esercizio.

Nel linguaggio tecnico ferroviario per camerone s’intende un breve tratto di galleria con dimensioni trasversali aumentate, cioè di sezione più ampia del normale, che ospita un bivio o un’intersezione fra linee.

Nel nostro caso, come già detto, fra Brignole e Sturla la galleria originale a binario unico venne, per la prima metà, conservata quale sede per il binario pari e fu realizzata una nuova galleria parallela, anch’essa a binario unico, per il senso dispari. Lo scavo di un camerone derivò dalla necessità di far convergere le due gallerie a singolo binario in un punto (si veda ancora la Figura 1) dal quale il nuovo tracciato fu fatto proseguire verso Quarto in una nuova galleria a binario doppio, che è quella oggi in funzione.

 

 

[1] C. Bozzano, R. Pastore, C. Serra, “Tra mare e monti da Genova a La Spezia”, Nuova Editrice Genovese, 2010

[2] indirizzo ferroviedismesse.com/menupage.htm
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Marco Galaverna

Nato a Genova nel 1963, si è laureato in Ingegneria Elettronica presso l’Università degli Studi di Genova e presso il medesimo ateneo ha conseguito il Dottorato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1989 fornisce supporto presso la stessa Università alle attività didattiche per diversi corsi attinenti all’Ingegneria dei Trasporti. Socio dal 1990 del Collegio Ingegneri Ferroviari Italiani (C.I.F.I.) è stato Delegato della Sezione di Genova di tale Collegio dal 1998 al 2006. È autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche nel campo dell’Ingegneria dei Trasporti e del libro “Tecnologie dei trasporti e territorio” insieme al Prof. Giuseppe Sciutto. Dal 1992 è docente di Elettronica e materie affini presso l’Istituto d’Istruzione Secondaria Superiore Einaudi-Casaregis-Galilei di Genova.